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Lavoro

IL CASO/ Se il lavoro diventa "nemico" delle imprese

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Se si perde questo orizzonte di riferimento allora - così come viene affermato nel Compendio della dottrina sociale (271) - “il lavoro perde il suo significato più vero e profondo […], l’attività lavorativa e le stesse tecniche utilizzate diventano più importanti dell’uomo stesso e, da alleate, si trasformano in nemiche della sua dignità”.

Il che vale a dire che tutte le volte, e a prescindere dalla causa che spinge l’analisi, il fattore lavoro viene svincolato dalla persona che lo mette in essere e viene considerato come “una merce tra le altre merci” o un “mero costo” su cui si può operare asetticamente, allora si compie un’azione contraria all’etica del bene comune e al naturale diritto della persona. Queste sono le ragioni che portano ad affermare la priorità intrinseca del lavoro sul capitale Il capitale da un lato è il risultato del risparmi accumulato dalle ricompense del lavoro, dall’altro, una volta che si materializza come insieme dei mezzi di produzione diviene lo strumento usato dal lavoro per produrre nuova ricchezza economica che, nella sua parte risparmiata, andrà a costituire nuovo capitale potenzialmente generatore di nuove possibilità di lavoro.

Capitale e lavoro sono complementari l’uno all’altro, ma eticamente è il lavoro che detiene, secondo la Dottrina Sociale della Chiesa, il primato, di conseguenza, così come osserva Pio XI, “è falso ascrivere o al solo capitale o al solo lavoro ciò che si ottiene con l’opera unita dell’uno e dell’altro; ed è affatto ingiusto che l’uno arroghi a sé quel che si fa, negando l’efficacia dell’altro” (Quad. anno, 54). Occorre che i entrambi i fattori produttivi collaborino per il perseguimento comune che deve essere rintracciato nella sopravvivenza dell’impresa. Entrambi, infatti, sono gli unici fattori produttivi che “abitano” nell’impresa e che sono destinati a subirne interamente il rischio di non sopravvivenza, mentre gli altri fattori produttivi (generalmente acquisiti da altre imprese o da professionisti) hanno la possibilità di subire parzialmente il “danno” conseguente.

Capitale e lavoro sono naturalmente interamente legati e coinvolti nell’attività e nei risultati gestionali. Partendo da questa constatazione la Dottrina Sociale ne auspica anche una fattiva compartecipazione alla gestione e ai suoi risultati perché “ognuno, in base al proprio lavoro, abbia il pieno titolo di considerarsi al tempo stesso il ‘com-proprietario’ del grande banco di lavoro, al quale si impegna insieme con tutti. E una via verso tale traguardo potrebbe essere quella di associare, per quanto è possibile, il lavoro alla proprietà del capitale e di dar vita a una ricca gamma di corpi intermedi a finalità economiche, sociali, culturali…” (Lab. ex., 14).

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