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Lavoro

DDL LAVORO/ Articolo 18, partite Iva e tempo determinato: ecco le novità nel testo della riforma

Non ci si aspettavano degli stravolgimenti, ma solo delle piccole correzioni: è così è stato. Il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, le ha presentate oggi alla stampa

Elsa Fornero e Mario Monti (Infophoto)Elsa Fornero e Mario Monti (Infophoto)

Non ci si aspettavano degli stravolgimenti, ma solo delle piccole correzioni: è così è stato. Ora il testo del disegno di legge sulla riforma del lavoro è nelle mani del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. E, come ha spiegato il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, starà a lui controfirmarlo. Poi ci sarà l’esame del Parlamento e, se ancora sono valide le dichiarazioni di Renato Schifani del fine settimana, il Senato potrebbe esaminarlo e votarlo nell’arco di 30-45 giorni. Non è ancora dunque possibile consultare l’articolato definitivo del governo, ma rispetto a due settimane fa ci sono già delle novità importanti.

Partiamo innanzitutto dall’articolo 18. Elsa Fornero ha ribadito che c’è stato un suo “spacchettamento”. Il ministro ha ribadito che la norma dello Statuto dei lavoratori è stata una grande conquista del passato, ma ora è necessario adeguarsi ai cambiamenti. Anche perché non è così astruso ritenere che una riforma della norma possa concorrere a creare nuovo lavoro in Italia. Confermata quindi la distinzione tra le tre fattispecie di licenziamenti (discriminatori, disciplinari ed economici), la novità riguarda quelli economici. Nel caso di manifesta insussistenza della motivazione addotta dal datore di lavoro, il giudice potrà infatti disporre la reintegra del lavoratore. Qualora non vi sia questa “manifesta insussistenza”, ma il licenziamento venga comunque dichiarato illegittimo, al lavoratore spetterà un indennizzo, variabile tra le 12 e le 24 mensilità. Dunque, oltre alla previsioni di reintegra per i licenziamenti economici che prima non c’era, cambia pure l’entità dell’indennizzo (che variava tra 15 e 27 mensilità). Cambiamento che riguarda anche i licenziamenti disciplinari.

Altre modifiche riguardano gli interventi sui contratti di lavoro per contrastare l’abuso della flessibilità. Nel caso dei contratti a tempo determinato, resta l’aumento del loro costo che andrà a finanziare l’Assicurazione sociale per l’impiego (Aspi), ma non ci sarà bisogno di indicare la causale qualora si tratta del primo contratto. Inoltre, è previsto un premio per la stabilizzazione del lavoratore: se verrà poi assunto a tempo indeterminato,  all’impresa verrà restituito il costo in eccesso sostenuto per l’Aspi, fino a un massimo di sei mensilità.