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Lavoro

DDL LAVORO/ Una riforma statalista che punisce imprese e lavoratori

Elsa Fornero (Infophoto)Elsa Fornero (Infophoto)

La flessibilità in uscita per motivi economici sembra sia sostanzialmente rimandata ai giudici che potranno verificare l’insussistenza dei motivi e quindi decidere per il reintegro o fissare un’indennità economica compresa tra 12 e 24 mesi (un problema che interessa prevalentemente le grandi imprese e che nel nostro sistema rischia di creare, per le persone coinvolte, situazioni di indeterminazione che aggravano un momento di difficoltà). Da ultimo, la costituzione di una nuova agenzia nazionale per le politiche attive e passive integrate che dovrebbe farsi carico delle persone in difficoltà per sostenerle nel percorso di reinserimento nel mercato del lavoro (oggi esistono nel nostro Paese circa 500 centri per l’impiego provinciali che contribuiscono mediamente per il 3-4% della ricerca di occupazione - le province non esisteranno più…non sarà il “posto” dove ricollocare i dipendenti degli attuali centri pubblici?).

Ciò che non traspare dai documenti provvisori e dalla conferenza stampa di ieri è la partenza di una visione positiva della realtà. Si parte da una visione che muove le proprie mosse dalla rimodulazione di nuove regole che rischiano di creare maggiori problemi, ai tanti esistenti, di aumentare le incertezze per le aziende e per le persone. Le diversità territoriali, estremamente significative nel nostro Paese, non sono considerate. La caratteristica primaria della struttura produttiva  del nostro Paese sembra essere indifferente alla riforma. Eppure siamo un Paese che ha visto fiorire nei diversi territori molte imprese (piccole e medie) artigiane, industriali e di servizi che rappresentano un elemento distintivo a livello nazionale e internazionale e che negli ultimi decenni hanno riassorbito la diminuzione dei posti di lavoro delle grandi imprese.

Ciò che può favorire l’incremento di un lavoro di qualità (crescita del capitale umano, come riconosciuto anche dal Ministro Fornero) è un sistema in cui viga maggiore spazio di esercizio della libertà (delle persone e delle imprese), minore burocrazia, maggiore trasparenza informativa delle opportunità. In ultima analisi, occorre un’idea di intervento e di conseguenti soluzioni che non si configurino come un nuovo “monolite statale” indifferente verso le  specificità  e diversità dei territori, ma che muova in un'ottica di valorizzazione e responsabilizzazione di chi costruisce e lavora.

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COMMENTI
07/04/2012 - comunismo statalista o statalismo comunista (Emilio Colombo)

Chiamiamolo come volete ma è evidentemente il modello ispiratore. A fin di bene, ovviamente. Molta osservazione e poco ragionamento ci fanno intuire il traguardo di simili governi "tecnici" (salvo qualche deprecabile smagliatura nei dettagli applicativi tipo gli esodati e le scadenze IMU): tutto si accentra, specie la cassa (cash), niente più federalismo, aumento delle tasse senza riduzione del peso dello stato, impoverimento reale della società, classe dirigente nominata ed eterodiretta, concezione etica dello stato, vita sociale obbligata a dipendere dai finanziamenti pubblici, controllo pervasivo della vita privata (dalle intercettazioni ai conti correnti all'abolizione dei libretti di risparmio), ecc. Alla fine abbiamo già visto i paesi comunisti (quelli veri del secolo XX) come si sono ridotti in 70 anni: popoli a pezzi, economie di sussistenza, deresponsabilizzazione e depressione di massa, desertificazione della società, ecc. Prevenire non è forse meglio che curare? Perché non si argomenta un po' di più su qs. temi reali? perchè siamo già in gabbia? Siamo sicuri che non abbiamo altra scelta?

 
06/04/2012 - Retro pensieri giustificati (Vittorio Cionini)

Concordo con Francesco Scifo e Diego Perna. Appare chiaro a tutti che stiamo andando diritti verso lo sfascio. Non avendo motivi per credere che Monti sia uno sciagurato incompetente, e bugiardo, si deve necessariamente pensare che la situazione (internazionale) è talmente compromessa da far perdere il lume della ragione a chi ne è veramente a conoscenza. Ovviamente le istituzioni non possono dircelo chiaramente e fino ad un attimo prima del "si salvi chi può" è comprensibile che neghino l'evidenza. Sono lì per ispirare fiducia. Però non è obbligatorio prendere provvedimenti errati. Forse è uno di quei momenti in cui più si sta fermi e meglio è. Siamo su una barchetta insieme a un elefante e il mare è molto mosso. Auguri di buona Pasqua a tutti. Vittorio Cionini

 
05/04/2012 - con Monti nessuna buona prospettiva (ANTONIO Saini)

mi chiedo se fosse veramente necessaria la riforma dell'art 18. Se nessuno investe in Italia non è a causa dell'art. 18 ma della incertezza e complicazione in ogni settore. Incertezza del diritto, dei tempi degli investimenti, complicazione legislativa... Comunque sia Monti è riuscito a rendere il tutto ancora più complicato e incerto: incertezza e complicazione sui licenziamenti e sulla flessibilità di assunzione. Monti ha detto che sono meglio le tasse che finire come la Grecia. Ma è lui che ci sta portando nelle condizione della Grecia facendo morire di asfissia il Paese con le sue tasse a raffica, mentre non c'è una azione, una (salvo che sulle pensioni, che impatterà fra qualche anno), di abbattimento della spesa. E' proprio vero che il tecnicismo senza una visione ideale non porta da nessuna parte perchè incapace di costruire una prospettiva buona. Monti, prima se ne va meglio è, sperando che i partiti abbiano capito la lezione!

 
05/04/2012 - Riformati. (claudia mazzola)

Pensano di fare lavoro con questa riforma, ma la realtà è diversa. Intanto c'è chi si da fuoco e chi si toglie la vita, chi ruba e delinque, mi chiedo su che pianeta vivono i governanti. Ha proprio ragione Gesù, possiamo solo confidare in Lui.

 
05/04/2012 - ma non dovevano abbassare lo spread? (francesco scifo)

L'unica riforma che può evitarci un tracollo peggiore di quello che i dati odierni evidenziano è la riduzione delle tasse e della spesa pubblica, tutto il resto che il governo sta facendo ci apre solo la strada verso la fuga all'estero dei capitali e delle imprese e del si salvi chi può: evidentemente, dato che siamo nelle mani di economisti che sanno bene che deprimere i consumi e distruggere la classe media, come stanno facendo, porta allo sfascio dell'impalcatura sociale ed economica, esiste qualcosa che non ci dicono. Tutti dovremmo chiedere chi rappresentano questi personaggi nominati alla gestione della cosa pubblica e perchè non dicono come stanno le cose.

 
05/04/2012 - Dubbi (Diego Perna)

Anch'io ho un dubbio, molto di fondo, e qualcuno vorrei me lo sciogliesse: ma questi ns tecnici, sono in buona fede ? O vogliono semplice mente distruggere il lavoro di generazioni per far piacere a qualcuno? Mditate gente, meditate! Buona giornata