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Lavoro

DDL LAVORO/ Una riforma statalista che punisce imprese e lavoratori

È stata presentata la "storica" riforma del lavoro del Governo Monti. Elsa Fornero ne ha tracciato i punti essenziali, MARIO MEZZANZANICA ne commenta spirito e filosofia

Elsa Fornero (Infophoto)Elsa Fornero (Infophoto)

È stata presentata ieri, durante una conferenza stampa, la proposta di legge di riforma del mercato del lavoro. Il ministro Elsa Fornero nel suo intervento di spiegazione ha evidenziato tra i principi ispiratori della riforma la creazione di un mercato equo e di qualità. L’equità si raggiunge, ha spiegato il Ministro, eliminando il dualismo tra tutelati e non tutelati; la qualità con un aumento della produttività  raggiungibile attraverso la crescita del capitale umano.

Gli interventi proposti si muovono sostanzialmente in quattro direzioni: modifica dei termini e delle condizioni di utilizzo di alcuni contratti (a termine, i cosidetti CoCoPro, delle partite IVA, dell’apprendistato,ecc.); allargamento dei potenziali utenti e modifica dei termini di utilizzo degli ammortizzatori sociali (introduzione dell’Assicurazione sociale per l’impiego - Aspi); revisione della flessibilità in uscita (possibilità di licenziare per motivi economici); potenziamento delle politiche attive e integrazione degli interventi di integrazione tra politiche attive e passive (creare una Agenzia unica nazionale partecipata dallo Stato e dalle Regioni). 

Certamente sarà importante ritornare sul tema con il testo del disegno di legge, che non è ancora disponibile, ma le linee ieri tracciate confermano sostanzialmente quanto emerso nelle ultime settimane dalla stampa. Se sui principi ispiratori si può trovare un sostanziale accordo, su alcuni aspetti di merito e sul modello dell’impianto proposto permangono alcuni dubbi di fondo.

I contratti a termine, pur riconoscendo (il Ministro) che in molti casi sono utilizzati correttamente, costeranno di più per le imprese e la persona non ne avrà benefici (nel nostro Paese in termini percentuali sono minori di quelli di altri paesi europei, come la Germania, e creano sostanziale precarietà soprattutto nel pubblico impiego - non oggetto di riforma). L’apprendistato sarà attivabile se l’azienda dimostrerà di aver stabilizzato in tempi recenti il 30% degli apprendisti assunti (le piccole imprese difficilmente potranno assumere giovani in apprendistato e insegnare loro un mestiere - la struttura delle imprese del nostro Paese è fatta prevalentemente da piccole e medie imprese). Verranno introdotti degli indicatori “presuntivi” per verificare se una partiva Iva è “volontaria o non volontaria” (per esempio, se il fatturato con un committente supera il 75% dl fatturato annuo, il rapporto di lavoro è "tramutabile" in contratto subordinato a tempo determinato).


COMMENTI
07/04/2012 - comunismo statalista o statalismo comunista (Emilio Colombo)

Chiamiamolo come volete ma è evidentemente il modello ispiratore. A fin di bene, ovviamente. Molta osservazione e poco ragionamento ci fanno intuire il traguardo di simili governi "tecnici" (salvo qualche deprecabile smagliatura nei dettagli applicativi tipo gli esodati e le scadenze IMU): tutto si accentra, specie la cassa (cash), niente più federalismo, aumento delle tasse senza riduzione del peso dello stato, impoverimento reale della società, classe dirigente nominata ed eterodiretta, concezione etica dello stato, vita sociale obbligata a dipendere dai finanziamenti pubblici, controllo pervasivo della vita privata (dalle intercettazioni ai conti correnti all'abolizione dei libretti di risparmio), ecc. Alla fine abbiamo già visto i paesi comunisti (quelli veri del secolo XX) come si sono ridotti in 70 anni: popoli a pezzi, economie di sussistenza, deresponsabilizzazione e depressione di massa, desertificazione della società, ecc. Prevenire non è forse meglio che curare? Perché non si argomenta un po' di più su qs. temi reali? perchè siamo già in gabbia? Siamo sicuri che non abbiamo altra scelta?

 
06/04/2012 - Retro pensieri giustificati (Vittorio Cionini)

Concordo con Francesco Scifo e Diego Perna. Appare chiaro a tutti che stiamo andando diritti verso lo sfascio. Non avendo motivi per credere che Monti sia uno sciagurato incompetente, e bugiardo, si deve necessariamente pensare che la situazione (internazionale) è talmente compromessa da far perdere il lume della ragione a chi ne è veramente a conoscenza. Ovviamente le istituzioni non possono dircelo chiaramente e fino ad un attimo prima del "si salvi chi può" è comprensibile che neghino l'evidenza. Sono lì per ispirare fiducia. Però non è obbligatorio prendere provvedimenti errati. Forse è uno di quei momenti in cui più si sta fermi e meglio è. Siamo su una barchetta insieme a un elefante e il mare è molto mosso. Auguri di buona Pasqua a tutti. Vittorio Cionini

 
05/04/2012 - con Monti nessuna buona prospettiva (ANTONIO Saini)

mi chiedo se fosse veramente necessaria la riforma dell'art 18. Se nessuno investe in Italia non è a causa dell'art. 18 ma della incertezza e complicazione in ogni settore. Incertezza del diritto, dei tempi degli investimenti, complicazione legislativa... Comunque sia Monti è riuscito a rendere il tutto ancora più complicato e incerto: incertezza e complicazione sui licenziamenti e sulla flessibilità di assunzione. Monti ha detto che sono meglio le tasse che finire come la Grecia. Ma è lui che ci sta portando nelle condizione della Grecia facendo morire di asfissia il Paese con le sue tasse a raffica, mentre non c'è una azione, una (salvo che sulle pensioni, che impatterà fra qualche anno), di abbattimento della spesa. E' proprio vero che il tecnicismo senza una visione ideale non porta da nessuna parte perchè incapace di costruire una prospettiva buona. Monti, prima se ne va meglio è, sperando che i partiti abbiano capito la lezione!

 
05/04/2012 - Riformati. (claudia mazzola)

Pensano di fare lavoro con questa riforma, ma la realtà è diversa. Intanto c'è chi si da fuoco e chi si toglie la vita, chi ruba e delinque, mi chiedo su che pianeta vivono i governanti. Ha proprio ragione Gesù, possiamo solo confidare in Lui.

 
05/04/2012 - ma non dovevano abbassare lo spread? (francesco scifo)

L'unica riforma che può evitarci un tracollo peggiore di quello che i dati odierni evidenziano è la riduzione delle tasse e della spesa pubblica, tutto il resto che il governo sta facendo ci apre solo la strada verso la fuga all'estero dei capitali e delle imprese e del si salvi chi può: evidentemente, dato che siamo nelle mani di economisti che sanno bene che deprimere i consumi e distruggere la classe media, come stanno facendo, porta allo sfascio dell'impalcatura sociale ed economica, esiste qualcosa che non ci dicono. Tutti dovremmo chiedere chi rappresentano questi personaggi nominati alla gestione della cosa pubblica e perchè non dicono come stanno le cose.

 
05/04/2012 - Dubbi (Diego Perna)

Anch'io ho un dubbio, molto di fondo, e qualcuno vorrei me lo sciogliesse: ma questi ns tecnici, sono in buona fede ? O vogliono semplice mente distruggere il lavoro di generazioni per far piacere a qualcuno? Mditate gente, meditate! Buona giornata