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FESTA DEI LAVORATORI/ Il sindacalista: Non è più tempo di rivendicazioni, ma di responsabilità diffusa

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L'idea che ci vuole certamente una politica di rigore  che però non può rifarsi solo sui soliti noti. A novembre ad esempio si è aggredita la spesa pensionistica, una massa di 250 miliardi di euro su cui ci si è buttati perché era semplice fare cassa. Oggi però bisogna fare una politica di rigore rispetto alle uscite che io auspico non colpisca appunto i soliti noti come il pubblico impiego, la scuola e altri servizi sociali. Bisogna ridurre gli sprechi, semplificare i livelli decisionali, ad esempio il costo della politica e delle istituzioni, mi riferisco al ruolo delle Province di cui si può fare sicuramente a meno.

 

Le risulta che sia allo studio un taglio di fondi anche per i sindacati?

 

Sinceramente non so dove si possa andare a tagliare sui sindacati. I sindacati in quanto tali non ricevono finanziamenti, li ricevono solo i Caf e i Caf non sono solo dei sindacati ma appartengono a tutte le organizzazioni. Anche Confindustria e Confartigianato ad esempio hanno i Caf. Probabilmente anche in quell'area bisognerà fare una politica di rigore sulle pratiche svolte a nome e conto dello Stato.

 

In questo contesto, che parola di speranza possiamo trovare per il mondo del lavoro?

 

La parola speranza oggi è responsabilità, una responsabilità che deve diffondersi in capo ai singoli, in capo alle rappresentanze del lavoro e in capo alle rappresentanze delle imprese. Se c'è responsabilità probabilmente siamo in grado di affrontare giorno per giorno situazioni che sono difficili. Senza responsabilità ovvero con fughe verso atteggiamenti i cui si cerca di dare sempre la colpa agli altri non si andrebbe da nessuna parte e si farebbe un cattivo servizio al Paese. 

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