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Lavoro

FESTA DEI LAVORATORI/ Il sindacalista: Non è più tempo di rivendicazioni, ma di responsabilità diffusa

Che significato assume la festa dei lavoratori nel contesto di grave crisi economica. Lo spiega FIORENZO COLOMBO dicendo che non è più tempo di rivendicazioni

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Primo maggio, festa dei lavoratori e del lavoro. Difficile definire così questo primo maggio 2012: qualcuno lo ha piuttosto definito il più difficile  degli ultimi dieci anni sul fronte della disoccupazione. Certo, i riti da osservare si osservano anche in questo primo maggio: la manifestazione unitaria di Cgil, Cisl e Uil che quest'anno si tiene a Rieti, il concertone di Roma che radunerà anche questa volta centinaia di migliaia di giovani. Ma la preoccupazione per la realtà del mondo del lavoro, ad esempio i suicidi a scadenza quasi quotidiana di tanti imprenditori e semplici lavoratori, ha portato ad esempio il segretario della Cisl Bonanni a parlare di "miscela esplosiva", aggiungendo che il "Governo dei professori non basta". Abbiamo chiesto a Fiorenzo Colombo direttore dell'area Studi, Ricerche e Formazione Sindacale della Cisl Lombardia, che cosa invece dovrebbe bastare in questo quadro complessivamente oscuro. "E' certamente un primo maggio diverso, questo" ha detto. "Diverso non solo sul piano di chi ha perso o cerca lavoro, ma anche su di un piano esistenziale. Il numero dei suicidi di imprenditori e lavoratori è lì a dirlo". Secondo Colombo, in tale contesto la parola di speranza è "responsabilità": "Occorre una responsabilità diffusa, a tutti i livelli. Senza responsabilità, ma con fughe verso atteggiamenti in cui si cerca sempre di dare la colpa agli altri, non si andrebbe da nessuna parte".

Che significato assume questo primo maggio 2012? E' ancora possibile parlare di "festa dei lavoratori"?

E' molto difficile poter definire "festa dei lavoratori" una giornata come questa quando i dati ci dicono invece che la situazione è sempre più grave non solo in Italia, ma anche in altri paesi europei. E intendo questo non solo sul piano dei numeri cioè di coloro che non trovano lavoro o di coloro che l'hanno perso.

A quale altra situazione fa riferimento?

Parlo di un dato esistenziale: il numero dei suicidi di lavoratori e imprenditori è una delle cose più gravi che sta accadendo oggi.

Dunque è d'accordo nel dire che questo è un primo maggio molto diverso dal solito?

Sicuramente è molto diverso. Credo che lo si possa dire anche dalle parole che questa mattina in parte abbiamo già sentito e in parte sentiremo nelle piazze di tutta Italia. Saranno parole, spero, anzi lo auspico fortemente, in parte diverse  da quelle di un passato in cui si sommavano solo rivendicazioni. Oggi non è più il tempo di questo: è il tempo di una responsabilità diffusa, che deve propagarsi.

Come giudica l'azione dei sindacati Cgil, Cisl e Uil? Spesso hanno posizioni diverse, la Cgil ad esempio sta già programmando un nuovo sciopero generale.

Siamo di fronte a una situazione e a un governo inedito così come la maggioranza che lo sostiene è inedita e diversa dal risultato delle urne del 2008. La storia è sotto gli occhi di tutti. In questo contesto i sindacati hanno posizioni diverse sul piano strategico anche nei confronti del governo, ma su alcuni temi in realtà qualche posizione comune c'è, mi riferisco alla vicenda fiscale. Però l'atteggiamento è certamente molto diverso. Cisl e Uil e anche altre organizzazioni minori sono molto restie a proclamare scioperi generali che non farebbero del bene ai lavoratori e in generale al Paese. La Cisl in particolare ha questa posizione da molto tempo.

Che idea si è fatto della spending review annunciata ieri sera?