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PRIMO MAGGIO/ Così Monti e Fornero hanno "cambiato" i sindacati

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I tempi difficili hanno chiamato e obbligato la politica e le istituzioni a un maggiore senso di responsabilità pena la sostenibilità e la credibilità stessa del sistema. È da chiedersi se altrettanto stia accadendo nelle Parti Sociali chiamate oggi a confrontarsi con serietà su una riforma del lavoro che, a prescindere dal giudizio che se ne possa dare, influirà significativamente sul mondo del lavoro nei prossimi anni.

Questo rappresenterebbe, in particolare, un messaggio forte per le giovani generazioni che sembrano aver perso la speranza di poter costruire anche nella dimensione lavoro la propria realizzazione individuale e collettiva. Una riflessione questa da cui non si deve ritenere esonerata, è opportuno precisare, la parte di rappresentanza delle imprese, a partire dalla Confindustria del neo-presidente Squinzi. Probabilmente è arrivato, infatti, il tempo per tutti di ripensare la propria presenza e il modo di agire in un mondo in profondo mutamento e continua trasformazione.

Una piccola precisazione: che cambi tutto, ma non la buona musica, quella deve continuare a essere “ribelle”, buon Primo Maggio.

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