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DDL LAVORO/ Castro (Pdl): partite Iva e co.co.pro., ecco le novità della riforma

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In effetti, la legge Biagi lo prevede. Abbiamo, infatti, semplicemente precisato il criterio di remunerazione, collocandolo a metà tra le tariffe professionali, tipiche del lavoro autonomo e le tariffe contrattuali, tipiche del lavoro dipendente. Abbiamo preso atto del fatto che il co.co.pro. rappresenta un istituto di confine che non va né demonizzato, né tollerato con lassismo, ma di cui occorre identificare tutte le condizioni di riferimento. 

 

Non avete avvertito l’esigenza di cogliere l’occasione per modificare sostanzialmente l’articolo 18? Molti, infatti, rinfacciano al governo e ai partiti di averlo lasciato pressoché invariato...

 

Benché sia sempre stato favorevole a una riforma incisiva, non sono d’accordo con chi sostiene la sostanziale identità tra il nuovo regime e il vecchio. In quello precedente, infatti, era prevista l’automatica reintegra per tutti i licenziamenti definiti illegittimi in sede giudiziale. Oggi, la reintegra sarà, di fatto, operata solamente nel 30% dei casi di licenziamenti illegittimi, mentre in tutti gli altri ci sarà il semplice indennizzo.

 

Secondo alcuni, si è persa un occasione per introdurre forme di flessibilità maggiori non tanto in entrata o in uscita, quando nel corso del rapporto di lavoro

 

Il famoso articolo 8 della manovra di agosto (che consente alle aziende operanti sul territorio di derogare dal contratto nazionale) è già un passo avanti in questa direzione. Certo, sussistono ancora diversi elementi di rigidità quali l’inquadramento, che impedisce l’elasticità nel passaggio da una mansione all’altra o i vincoli sugli orari di lavoro; ma per il resto non siamo così distanti dai parametri europei.

 

Che idea vi siete fatti lei e il senatore Treu sulle possibilità di un varo rapido della riforma?

 

Gli emendamenti sono stati concordati tra i partiti della maggioranza e tra i partiti e il governo; il perimetro politico dell’intesa mi sembra assolutamente blindato. Credo che si debba tornare agli anni ’60 per trovare intese così ampie su provvedimenti legati al mondo del lavoro. Basti pensare che lo stesso Statuto dei lavoratori non fu votato dal Pci.

 

Crede che la riforma sortirà effettivamente gli effetti desiderati?

 

Quando si deve trovare un nobile compromesso tra prospettive così diverse, il rischio è che si determini una paralisi; sono convinto, invece, che - pur non potendoci attendere effetti dirompenti e immediati sull’occupazione -  siamo riusciti a realizzare uno strumento in grado di accompagnare le imprese nella prossima fase che ci auguriamo essere quella della ripresa. Siamo, del resto, partiti da una situazione iniziale in cui si parlava di contratto unico e salario minimo garantito. Condizioni non particolarmente entusiasmanti per le imprese che siamo riusciti a modificare.

 

(Paolo Nessi)

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