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IL CASO/ Così la famiglia può far "ricco" il lavoro

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La società ne avrebbe molti vantaggi. Anche questo è un tema complessissimo. Si è un po’ persa la coscienza che quello che si è nel privato (quindi essere una brava mamma e crescere dei bravi figli) non è solo per sé, per la propria famiglia, ma è un beneficio per tutti: a livello di prevenzione sicuramente, ma anche in molti altri aspetti, fino al livello economico. Tutto l’ambito della famiglia, l’impegno che a essa si può rivolgere, è diventato un fatto assolutamente privato: la società è il fine della società. Ecco, io credo che questa crisi di valori, questa crisi economica, questa “crisi dei fondamentali”, come dice il cardinale Scola, sta rivelando questo, fondamentalmente: tutto ciò che io sono riguarda tutti, e a maggior ragione la paternità e la maternità: avere la coscienza che genero il mondo, genero la certezza che si può essere felici, che si può fare bene nella vita; questo compito generativo della paternità e della maternità che non è soltanto rispetto al dato biologico, né solo rispetto a quello psicologico della crescita di un figlio, ma pertiene alla coscienza dell’adulto.

 

Quindi la società dovrebbe tutelare non solo la maternità, ma anche la paternità (magari in forme adeguate alla specificità di questo ruolo, e non offrendo indistintamente gli stessi diritti a entrambi i genitori)?

 

Il padre mantiene ancora in qualche modo la coscienza che il proprio lavoro serve al sostentamento della famiglia: quando un ragazzo diventa padre si rivolge al proprio lavoro con più accanimento, con più lena, con più passione e più motivazione. È anche vero, però, che un lavoro pesante per il padre viene percepito come ostile alla famiglia, soprattutto dalla madre. Il problema è se la dimensione lavorativa è nemica della famiglia e la famiglia è nemica della realizzazione nel lavoro: bisognerebbe superare questa inimicizia, prima di tutto. Allora le politiche familiari, anche in forme diverse, hanno un senso. Su questo argomento esistono numerosi studi: chi è sposato rende di più sul lavoro, il fallimento della famiglia ostacola la professione; molti stanno guardando alla famiglia come una risorsa da difendere. A me non importa quali strade si prendano: l’importante è rimettere la famiglia al posto giusto, cioè all’origine della persona, come relazione costitutiva di essa, e quindi costitutiva anche dell’aspetto lavorativo e della società.

 

Esistono fuori d’Italia modelli di tutela della genitorialità che possono essere presi ad esempio?

 

In alcuni Paesi c’è la possibilità di mantenere il lavoro e lo stipendio per la madre che decide di rimanere a casa con il figlio, anche per un periodo lungo, perché hanno calcolato che costerebbe di più fare gli asili nido che dare uno stipendio alle mamme. Altre forme non ne conosco; ma credo che la strada da percorrere sia innanzitutto quella di superare l’inimicizia tra lavoro e famiglia.

 

(Elisabetta Crema)



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COMMENTI
12/05/2012 - Pari opportunità tra famiglia e lavoro (Stefano Fugazza)

Non solo le conclusioni, ma anche il resto del discorso si sviluppa in modo diverso - alternativo? - a secondo del punto di partenza. Partire dalla famiglia o dalle pari opportunità? Questo secondo approccio fa saltare tutto l'impianto valoriale descritto dalla Maioli Sanese. Almeno per come le pari opportunità sono concepite dal politicamente corretto oggi dominante. Pari opportunità, cioè siamo tutti uguali e quindi abbiamo pari diritti e dobbiamo fare le stesse cose. Con queste premesse la maternità è incidentale rispetto al lavoro, perché rompe questo equilibrio, questa parità che fino a quel punto ha retto - anzi negli studi e sul lavoro le donne sono più determinate. Si tratta dunque di ristabilirlo quanto prima. Ed ecco gli asili nido, i congedi di paternità e tutto quanto possa consentire alla neo-madre di tornare prima possibile a giocare sullo stesso piano e con le stesse regole dei colleghi maschi. Invece, se cambia il soggetto, cambiano anche le opportunità. Diamo pari opportunità alla famiglia e al lavoro. E qui si sviluppa tutta l'intervista. Dire pari opportunità significa, in questo caso, dare spazio alla libertà della famiglia, ai genitori, che si sentono liberi di decidere come affrontare assieme il confronto con il lavoro. Come, poi, superare l'inimicizia tra famiglia e lavoro è un tema aperto che meriterebbe altri spazi. Qui il punto di partenza è la parola flessibilità.