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QUALCOSA DI SINISTRA/ Dipendenti statali, da "fannulloni" a "protetti"

I dipendenti pubblici in Italia costano a ogni cittadino più di quelli tedeschi, ma sono meno produttivi. E la riforma del lavoro non li riguarderà. Il commento di SERGIO LUCIANO

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La polemica sulla riforma del mercato del lavoro s’è avvitata - intorno alla semi-abortita abolizione dell’articolo 18 sul reintegro dei licenziati - in modo così stupidamente convulso da oscurare alcuni aspetti collaterali di non piccola gravità. Tra i quali l’assurda esclusione dei dipendenti pubblici dal novero di quelli ai quali si applicherà la riforma, quando e come la licenzieranno le Camere. Un trattamento asimmetrico insomma, privo - com’è ovvio - di qualunque legittimazione giuridica, oltre che morale, e anzi ai confini dell’incostituzionalità. Ma tant’è: la riforma non tocca gli statali.

Qualche giorno fa il presidente del Consiglio Mario Monti, pur elogiando con parole vibrate il ruolo dei dipendenti pubblici - con riferimento particolare a quelli dell’Agenzia delle Entrate e di Equitalia, oggi particolarmente esposti alla rabbia popolare -, ha vagamente alluso alla possibilità che debbano sostenere nuovi sacrifici. Sempre nei giorni scorsi, la Corte dei conti ha fatto sapere che ogni dipendente pubblico costa quasi 2.900 euro all’anno a ogni cittadino, per la precisione 2.849 euro, poco più di quanto costano i dipendenti tedeschi. Ma non ne condividono la produttività.

Cosa si addensa sul loro capo? C’è da scommetterlo: una stagione dolorosa, ma stupidamente inefficace. Per una ragione molto semplice: perché il governo “non potrà non fare” contro di loro qualche provvedimento esemplare, che si rivelerà però improduttivo nel tempo, o nascerà debole, o verrà scritto apposta per essere neutralizzabile dal Parlamento, perché la massa di consenso rappresentata dai tre milioni di dipendenti statali e dalle loro famiglie è tale per cui nessuna forza politica accetta a cuor leggero di inimicarsela: e quindi più che di un effetto-lobby è giusto parlare di un effetto-urna.

Ma c’è anche un’altra ragione: la spesa pubblica andrebbe sì, ridimensionata, ma soltanto utilizzando su vasta scala le aste on-line della Consip, che permetterebbero di risparmiare il 20% circa sui 90 miliardi di euro di acquisti per beni e servizi effettuati dalle pubbliche amministrazioni senza passare per Internet, 18 miliardi di euro all’anno in meno, una manovra economica; invece, tagliare gli organici pubblici, e quindi il costo del lavoro, ha un effetto contabile tutto da valutare e probabilmente nocivo perché comporta, come minimo, lunghi ricorsi agli ammortizzatori sociali e un effetto prociclico disastroso, com’è accaduto in Grecia, che soprattutto in certe regioni si tradurrebbe immediatamente in una vera caduta recessiva.


COMMENTI
20/05/2012 - QUALCOSA DI SINISTRA/ Dipendenti statali, da "fan (alberto servi)

tutto vero. E' il nostro grande problema ma con i rappresentanti che abbiamo eletto non se ne esce