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PRIMO MAGGIO/ Cazzola: da Napolitano una "bacchettata" a Fornero e sindacati

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Giorgio Napolitano (Infophoto)  Giorgio Napolitano (Infophoto)

Ci siamo lasciati alle spalle un Primo Maggio triste. Per tante ragioni. L’economia è in recessione, l’occupazione è in forte sofferenza, il governo rivela sempre nuovi limiti (la nomina dei “tecnici dei tecnici”, al di là del valore delle persone coinvolte, sfiora il paradosso), la politica si avvita su se stessa dimostrando di avere una sola preoccupazione: che Monti e i suoi ministri tirino a campare il più a lungo possibile, allo scopo di evitare di misurarsi con un elettorato pronto a far pagare alla classe dirigente il fio dei sacrifici che la popolazione è costretta a compiere per di più nell’incertezza sul futuro.

I leader sindacali, più tronfi e arroganti del solito, hanno scelto Rieti (forse come esempio della sterminata provincia italiana) per comunicare urbi et orbi le loro approssimative terapie che farebbero uscire il Paese dalla crisi e promuoverebbero la crescita. Il ministro Elsa Fornero, intervenendo alla cerimonia del Quirinale, ha intonato il Magnificat per la sua riforma del lavoro, sollecitandone una celere approvazione, ma facendosi garbatamente riprendere da Giorgio Napolitano, il quale ha voluto ricordare che i tempi brevi il governo deve meritarseli consentendo alle forze politiche di trovare quelle intese utili a migliorare il testo del provvedimento.

La differenza d’impostazione c’è e si vede. E non è solo una questione di opportunità politica e di rigore istituzionale (attinente al riconoscimento del ruolo del Parlamento), ma le parole del Presidente lasciano intendere che non vi è nessun atto di lesa maestà se vengono apportate talune modifiche al disegno di legge. Già, Napolitano. Il suo è stato un grande discorso politico, ricco di stimoli e di contenuti. Un discorso per nulla rituale, scevro da ogni tentazione di retorica e particolarmente severo non solo con qualche uscita estemporanea della Lega e dei sindaci del Carroccio, in tema di Imu, ma anche - pur a un livello più elevato - con alcuni schemi ideologici della sinistra.



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