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Lavoro

Resta molto da fare su flessibilità e collocamento

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L’idea è che il reintegro debba riservarsi ai casi nei quali siano in gioco la dignità, l’onorabilità o la libertà morale del lavoratore, quindi anche in caso di radicale insussistenza del motivo economico-organizzativo addotto dall’imprenditore, mentre la sanzione indennitaria è riservata ai casi in cui:

 - il motivo economico sia ritenuto sussistente, ma non sufficiente per giustificare il licenziamento;

 - il motivo sia ritenuto insussistente ma non si ravvisino indizi di discriminazione;

 - la reintegrazione sia ritenuta dal giudice non suscettibile di produrre una ripresa utile della collaborazione, così come avviene in Germania;

 - il lavoratore stesso abbia concorso con la propria colpa - ancorché non tale da giustificare pienamente la massima sanzione disciplinare - a causare lo scioglimento del rapporto.

Alcuni commenti. Il fatto che solo per le ragioni discriminatorie si sia mantenuto il regime precedente di reintegro unito a indennità potenzialmente illimitata, fa comprendere sia la gravità giustamente attribuita alle forme di discriminazione che, al contempo, la durezza complessiva del precedente sistema, che oggi viene fortunatamente riformato. Parlare di “radicale insussistenza del fatto” lascia, probabilmente, eccessivo spazio discrezionale al giudice nel definirne le fattispecie; tuttavia, la limitazione, in tal caso, a 12 mensilità massime di indennizzo costituisce un importante passo avanti per permettere alle aziende di conoscere il costo, seppur ingente, del licenziamento. Negli altri casi viene fatta chiarezza cancellando la reintegrazione e definendo con precisione l’intervallo di indennità.

In questo quadro rimane delicata la questione del licenziamento per scarso rendimento, non dipendente da disabilità o malattia in fase acuta: l’assenza di certezza circa l’esito del possibile giudizio continua infatti a costituire un problema per persone e aziende. Infine, sulla disciplina del procedimento giudiziale in materia di licenziamento, vengono introdotte due novità di rilievo che dovrebbero ridurre tempi e incertezze: l’istituzione di un “tentativo di conciliazione” - rapido per legge, obbligatorio e che consiglia l’utilizzo dello strumento dell’outplacement - che si configura come una sorta di “primo grado di giudizio”; e l’attivazione di una corsia privilegiata rispetto a tutte le altre cause di lavoro.

Il disegno del Governo sembra insomma essere quello di adottare una disciplina che faccia della sanzione indennitaria la regola generale e di quella reintegratoria un rimedio straordinario, riservato a una ristretta minoranza di casi. Il che va, anche se non pienamente, nel senso della riduzione degli spazi di interpretazione dei giudici e rende molto più agevole l’identificazione di un’indennità in cui siano già noti i minimi e i massimi. Tutto ciò contribuisce a rassicurare le aziende che, in questo modo, possono conoscere in anticipo le eventuali conseguenze delle proprie decisioni. Si è persa invece l’occasione di corresponsabilizzare l’azienda nel supportare il lavoratore licenziato a trovare una nuova occupazione.

Qualche passo avanti è stato dunque compiuto. Resta indubbiamente ampio spazio perché la riforma migliori le condizioni di flessibilità in uscita del nostro mercato, anche se sarà determinante - da qui in avanti - la stabilità di queste norme, così come fondamentale sarà l’attuazione di un forte investimento per la comunicazione dei nuovi criteri ad aziende e persone. Non si è certo giunti al massimo livello di semplicità e chiarezza, ma si sta probabilmente andando nella direzione di una maggiore trasparenza e responsabilizzazione delle imprese e dei lavoratori del nostro Paese.

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COMMENTI
31/05/2012 - La legge della giungla (Mariano Belli)

Certo ora le azienda saranno rassicurate, come dice l'autore dell'articolo. Ma i lavoratori in procinto di essere licenziati per la sola colpa di essere "anziani" e quindi di guadagnare molto di più di un giovincello da sfruttare, questi chi potrà mai rassicurarli? Una massa di persone, di padri e madri di famiglia ormai sul punto di essere abbandonati per strada da questi politici, banchieri e imprenditori senza scrupoli, che sono ormai la stragrande maggioranza in un Paese che ha perso ogni traccia delle sue radici cristiane....ormai è la legge della giungla che ha vinto su tutto, e di conseguenza sarà la fine della pace sociale, perchè con questa maledetta legge si sta per produrre una massa di disperati ancora nel pieno delle loro forze che è evidente non potranno restare con le mani in mano quando capiranno che gli stanno facendo la pelle.