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PENSIONI/ Esodati, ultimo appello a Napolitano

Secondo CLAUDIO ARDIZIO, le risorse per salvaguardate i lavoratori più colpiti dalla riforma delle pensioni ci sono. Ma la Fornero si ostinerà a non voler ammettere gli errori compiuti

Elsa Fornero (Infophoto) Elsa Fornero (Infophoto)

Un decreto brandito come un’arma, percepito da migliaia di lavoratori come un fucile puntato addosso. Eppure, a prima vista, sembrerebbe animato da un nobile scopo. Ricapitolando: la riforma delle pensioni del ministro Fornero ha innalzato l’età pensionabile dimenticandosi di tutti quelli che si trovavano in una terra di nessuno, gli esodati. Ovvero, coloro che hanno firmato un accordo di uscita con la propria azienda in cambio di un indennizzo che li avrebbe accompagnati, da lì a pochi anni, alla pensione. Ora: dato che i requisiti per ottenere l’assegno previdenziale sono stati innalzati, una volta esaurito l’indennizzo, queste persone si ritroveranno per anni senza stipendio e senza pensione. Si trovano in un’analoga situazione anche moltissimi mobilitati e gran parte degli afferenti ai contributi previdenziali. Ebbene: il decreto, in procinto di essere firmato, consente di andare in pensione con le vecchie regole solo a 65mila degli interessati, escludendo tutti gli altri. Che, da qui ai prossimi 4 anni, potrebbero diventare anche 300mila. IlSussidiario.net ha raggiunto Claudio Ardizio, responsabile del comitato Esodati e Precoci d’Italia che, insieme a numerose associazioni analoghe e a svariati parlamentari, chiede a Mario Monti di non firmare il provvedimento. «Chiediamo che, per firmare il decreto, si attenda l’esito dell’incontro tra i sindacati e i gruppi parlamentari. Crediamo, inoltre, che firmarlo prima del 2 giugno, quando i sindacati manifesteranno unitariamente, rappresenterebbe uno sgarbo enorme. Detto ciò, auspichiamo che si aggiungano delle clausole che consentano il salvataggio di tutti i lavoratori in ballo. Va in tal senso la proposta di legge presentata il 29 marzo 2012 dai parlamentari Damiano, Gnecchi, Santagata, Codurelli, Schirru, Antonino, Foti, Cazzola, Poli, Ruggeri, Bellanova, Berretta, Bobba, Boccuzzi, Gatti, Madia, Mattesini, Miglioli, Mosca e Rampi».

Il problema è sempre quello della copertura. Ma le risorse ci sono. «Nella Relazione tecnica al decreto Salva Italia il risparmio complessivo era stato stimato in 146 miliardi di euro, accantonabili dal 2012 al 2021. Per derogare tutti quanti, è sufficiente sottrarre una minima quota di questi risparmi». Si tratterebbe di una misura volta, semplicemente, ad affermare lo stato di diritto. «Quei soldi provengono dai contributi pensionistici dei cittadini trattati, illegittimamente, come se fossero tasse. In sostanza, una rapina legalizzata. Si tratta di una manovra fatta non da banchieri, ma da ladri di banche che hanno deciso di usare l’Inps come un bancomat». Nella proposta di legge si chiede anche di posticipare dal 4 dicembre al 31 il riferimento del termine entro il quale, diverse categorie di lavoratori, come quelli in mobilità, mobilità lunga, i titolari di fondi di solidarietà, i prosecutori volontari della contribuzione, o i lavoratori in esonero, possano godere delle norme precedenti alla nuova disciplina. «Ci sono casi come l’accordo di Termini Imerese, firmato il 6 dicembre, mentre il decreto Salva Italia fu firmato il 4. Ci si rese conto troppo tardi che i mobilitati previsti dall’accordo sarebbero rimasti fuori della copertura». Resta da capire quali attese gli esodati riversano nella riunione.