BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

IL CASO/ Scoperto "l’uomo" che ha aumentato la disoccupazione

I modelli costruiti da molti economisti sono alla base della presunta predominanza del capitale sul lavoro, il cui valore viene quindi sminuito. La prima dell’analisi di GAETANO TROINA

Infophoto Infophoto

La complessità dei fenomeni economici comporta che gli effetti delle scelte e delle conseguenti operatività non hanno sempre esiti di tipo lineare, ma spesso di tipo circolare, per cui un effetto è l’origine di una o più cause che a loro volta mutano gli scenari di riferimento e con essi le congiunture in cui gli attori economici sono chiamati a operare. Il mondo dell’economia non è un mondo lineare, ma non è neanche un mondo solamente complicato: esso, in buona sostanza, è un mondo complesso che, per sua stessa natura, è assai difficile da dipanare per ricercare in maniera assoluta e incontrovertibile un soluzione univoca e certa.

Il mondo dell’economia non è il mondo della verità, ma è il mondo dell’attendibilità. Nei processi economici non è sempre possibile effettuare con sicurezza la scelta giusta, ovvero una scelta che produca sul tessuto sociale gli effetti desiderati, ma si effettuano ragionevoli tentativi per approssimarsi a quell’obiettivo il più possibile. Molti economisti (e, di conseguenza, molti modelli economici) dimenticano che questa complessità è soprattutto dovuta al fatto che i reali processi economici sono messi in essere dagli essere umani con tutto il loro bagaglio antropologico, culturale, religioso, ecc., che congiunturalmente li distingue nello spazio e nel tempo.

Per evitare questo scoglio, molti economisti nel predisporre i loro studi e nell’avanzare proposte solutive del reale si sono costruiti un modello d’uomo ad hoc: l’homo oeconomicus, che nella sua astrattezza è un uomo irreale perché privo di ogni sentimento e ha la peculiarità di essere razionalmente tutto concentrato a perseguire solo ed esclusivamente obiettivi di tornaconto. Così operando, molti economisti mettono in essere modelli e interpretazioni della realtà di tipo riduzionista; modelli che non tengono conto o non vogliono tenere conto di tutti i fattori e i rapporti che, invece, di fatto costituiscono la realtà che si intende indagare.

L’homo oeconomicus deve essere immaginato razionalmente associale, altrimenti la pseudo razionalità dei modelli proposti non produce il risultato aprioristicamente atteso. In altre parole, gli economisti si sono costruiti un modello di uomo economico che non corrisponde con l’uomo reale, operano questa semplificazione per non introdurre nei loro modelli la “pesantezza” dei sentimenti e dei rapporti sociali; “pesantezza” che complicherebbe la soluzione dei loro modelli; questi modelli, infatti, sono quasi sempre di tipo riduzionista e mai affrontano la complessità dell’umano, ma si fermano, invece, sulla soglia di ciò che, a loro avviso, appare come il comportamento più razionale e raramente fanno conto con la centralità della persona e con suo il bisogno reale.


COMMENTI
07/06/2012 - scoperto l'uomo nocivo (LUCA DELLA LUCIA)

Si tratta di una questione della massima importanza, ma concretamente cosa si può fare per far pesare nelle valutazioni qualcosa di diverso dal profitto? attendo con impazienza la continuazione del ragionamento...