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IDEE/ Le "istruzioni" per ritrovare lavoro

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Come indurre/incentivare tali politiche all’interno di una riforma del lavoro? L’idea guida è quella di corresponsabilizzare sulla continuità occupazionale, in ottica sussidiaria, tutti gli stakeholders coinvolti nelle operazioni di ristrutturazione: lavoratori, azienda che dismette, Stato, Pubblica amministrazione e istituzioni locali, sindacati, aziende che assumono, associazioni di categoria, ecc., utilizzando efficacemente molti strumenti che già ci sono.

Spesso si dimentica che, a fronte di un’azienda che chiude, e su cui si concentrano troppe volte con accanimento terapeutico le risorse disponibili quasi sempre a fondo perduto, ce ne sono altre che vogliono e possono crescere, anche in un periodo di crisi “perfetta” come il nostro, e che vanno egualmente agevolate.

Di seguito si propongono alcuni spunti, da sviluppare e approfondire, nati dall’esperienza in progetti di riqualificazione industriale, tutti sostanzialmente a costo zero, in alcuni casi a saldo positivo, per lo Stato e per le aziende:

Per la reindustrializzazione: una volta verificato e “blindato” l’impatto occupazionale e l’approccio non speculativo del subentrante, basterebbe garantire da parte della Pubblica amministrazione iter semplificati, rapidi, certi nei tempi e nei costi e quindi convenienti economicamente nei confronti dei progetti di ristrutturazione che comportano modifiche delle infrastrutture, oneri di costruzione e urbanizzazione, cambi di destinazione d’uso, ecc. Attraverso i già esistenti sportelli unici per le imprese potrebbero essere gestiti iter più veloci e a minor costo, tenendo conto che ancora oggi in molti casi risulta maggiormente oneroso reindustrializzare l’esistente piuttosto che costruire un nuovo capannone, nonostante vi sia abbondanza di aree dismesse da riqualificare. Tale iter semplificato diventerebbe un elemento di attrattività anche per gli investimenti esteri sul territorio, visto che questo punto è citato in tutte le indagini come uno dei maggiori freni a stabilirsi nel nostro Paese per le aziende multinazionali.

Per il ricollocamento: dovrebbe essere obbligatorio, anche all’interno degli accordi sindacali, che almeno la metà del budget complessivo per la buona uscita (o incentivo all’esodo) del lavoratore sia destinato quale incentivo alle aziende che assumono e a coprire il costo del processo di ricollocamento, svolto con l’ausilio di terze parti specializzate e accreditate. I rappresentanti sindacali più illuminati stanno già proponendo accordi di questo tipo. La Cig potrebbe essere concessa solo alle aziende che mettono in campo questo tipo di politica attiva. Inoltre, va anche incentivata la responsabilizzazione del lavoratore che, al rifiuto di offerte di lavoro procurate dal processo di ricollocamento, dovrebbe smettere di poter fruire della Cig e di ogni altro tipo di aiuto (su questo punto basterebbe fare davvero rispettare le leggi già in essere sulla Cig): non sembra giovare a tale proposito la misura della riforma che considera rifiuto solo quello verso offerte maggiori del 20% in retribuzione dell’indennità, riducendo peraltro al solo criterio economico la valutazione dell’opportunità di lavoro.


COMMENTI
12/06/2012 - Ripensare Conoscere Ricercare Ritrovare (Antonio Servadio)

Per ritrovare il lavoro serve riuscire a pensarlo e saperlo poi cercare. Se ci si addentra nel tema ascoltando le voci di chi è in questa impresa impegnato si scopre che ci sono vari scogli e non solo e non tanto di natura normativa. Cercare lavoro è un lavoro, quindi va appreso. Il lavoro va innanzitutto ripensato, come va ripensato il proprio profilo, poi vanno apprese alcune abilità e un discreto numero di informazioni. Poi si può procedere alla ricerca in modo fruttuoso, per ritrovare un lavoro che probabilmente non sarà ri-trovato in quanto differente da quello che si immaginava che fosse prima di perderlo. Eventuali incentivi e misure normative eventuali, vanno ri-pensate sull'esigenza delle persone di dover riuscire a ri-pensare i paradigmi precedentemente consolidati: chi si trova a dover affrontare una nuova ricerca deve dotarsi di un nuovo armamentario e di nuova consapevolezza di sè e del rapporto stesso con il lavoro. Serve mettere in campo competenze trans-culturali. La flessibilità e la versatilità prendono origine in quella fase, la riforma paradigmatica della persona di fronte al lavoro.