BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Lavoro

PENSIONI/ Gli esodati sono 390.000. Cantone (Spi-Cgil): ora Monti cancelli la riforma Fornero

Il ministro del Welfare, Elsa ForneroIl ministro del Welfare, Elsa Fornero

Un governo tecnico dovrebbe conoscere alla perfezione i numeri e le condizioni delle persone. Evidentemente invece non sa fare bene i conti. O meglio, il suo calcolo era di natura esclusivamente politica, e questo non è stato sufficiente per risolvere i problemi.

 

In che senso parla di calcolo politico?

 

Invece di entrare nel merito delle questioni e di verificare la situazione settore per settore, il governo Monti si è limitato alla superficie “politica” del problema. Se l’approccio fosse stato più tecnico e meno politico, facendo bene i conti e fotografando la situazione del Paese reale, non sarebbe successo quello che è successo.

 

E’ possibile correggere in corsa la riforma Fornero?

 

No, è necessario tornare indietro rispetto a quanto è stato deciso sull’età pensionabile e ripristinare la condizione che ognuno aveva maturato nel momento in cui lasciava il posto di lavoro. Gli esodati sono coloro che attraverso accordi o in seguito alla chiusura delle fabbriche, hanno lasciato il posto di lavoro in cambio della certezza che nell’arco di un periodo di due anni sarebbero andati in pensione.

 

E quindi?

 

La riforma afferma che indipendentemente da quanto è avvenuto nella propria azienda, per le persone nate nel ’52 o nel ‘53 non sarà possibile avere la pensione prima di sei o sette anni. Ma per 500mila di queste persone il loro posto di lavoro non esiste più. Questo dimostra che a essere sbagliato è l’impianto stesso della riforma, che quindi non può più essere corretta. Bisogna tornare indietro rispetto a questa decisione e rispettare gli accordi che a suo tempo erano stati fatti.

 

Ma la Cgil sostiene solo una pars destruens, o avete anche proposte costruttive per una riforma delle pensioni?

 

Nel nostro Paese ultimamente è stata approvata una riforma delle pensioni ogni due anni. Bisognerebbe fermarsi un attimo, per consentire alle persone di disegnare il proprio percorso di vita senza che ogni volta una nuova legge rimetta tutto in discussione. Io sono ferma alla riforma del ’95, poi ci sono stati degli aggiustamenti quattro anni dopo e ci si poteva fermare lì. C’è una sola cosa da fare per intervenire sulle pensioni: garantire ai giovani dei coefficienti rispetto ai quali quando si ritireranno dal lavoro avranno un reddito almeno pari al 60% del proprio stipendio.

 

(Pietro Vernizzi)

© Riproduzione Riservata.