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MANIFESTAZIONE 16 GIUGNO/ Il valore del lavoro "perso" in 64 anni

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Si tiene oggi a Roma una grande manifestazione unitaria dei tre sindacati confederali all’insegna del motto: “Il valore del lavoro”. Quest’iniziativa, originariamente prevista per il 2 giugno, è stata infatti rinviata per rispetto dei morti del terremoto dell’Emilia. Una scelta, quella dello slogan, non banale e certamente provocatoria. Mai, infatti, i sindacati avevano organizzato una manifestazione di questo tipo il giorno del “compleanno” della nostra repubblica. Una repubblica la nostra, ce lo ricordano se mai fosse necessario i promotori nel manifesto, che all’articolo 1 recita: “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”.

Poco dopo, all’articolo 4, i nostri costituenti scrivono forse uno dei passaggi più belli, impegnativi e intensi della nostra Costituzione: “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.” L’Assemblea costituente opera quindi una vera e propria scelta di campo. La legittimazione del potere muta profondamente. Si supera, in un sol colpo, la vecchia concezione della sovranità “per grazia di Dio” dello Statuto Albertino e la concezione corporativa e autoritaria della società che aveva caratterizzato il ventennio fascista. Il lavoro diventa l’elemento cardine del sistema e il cuore del diritto di cittadinanza. Il lavoro rappresenta così il momento fondamentale di promozione dell’uomo anche nella dimensione sociale e comunitaria, facendo sì che ogni cittadino contribuisca, con la propria opera, al progresso del Paese.

Una prospettiva, quindi, certamente ancora molto attuale che dimostra la lungimiranza e la visione di quella classe dirigente che fu chiamata, con libere elezioni dopo vent’anni di dittatura, a portare un’Italia profondamente divisa fuori dalle secche di una guerra persa e che aveva portato solo morte e distruzione.

La manifestazione dei sindacati di oggi può diventare, quindi, un’occasione per stimolare un momento di riflessione teso a comprendere come quei valori di fondo che informano la nostra Carta Costituzionale possano ancora vivere e portare frutti nella nostra società. Non è infatti un’opera meramente speculativa riflettere su come possa manifestarsi ancora oggi, in un mondo globalizzato e in continua trasformazione, quell’azione fondamentale di promozione del lavoro a partire dalla ridefinizione di nuove regole più moderne e adeguate agli attuali modi di fare impresa.



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COMMENTI
17/06/2012 - valore del Lavoro (Mario Staffaroni)

La manifestazione è passata, ma la questione appare grande da suggerire un pur modesto commento. Lo stato borghese, e poi lo stato costituzionale moderno, risultano sorgere dal Lavoro dato e prestato posto a base della vita e delle aspettative lecite delle persone. Il Lavoro che pertanto presidia la dignità, il soddisfacimento delle esigenze, e delle aspirazioni. Ma nell'ultimo trentennio, la caduta di Sistemi autoritari e di Muri, pare avere fatto in specie in Europa una vittima illustre e inattesa: il Lavoro. Annientato nelle sue retribuzioni qui da noi, e banalizzato come circostanza quasi accessoria e occasionale, offerto a tutto il mondo pur nella straripante disoccupazione nazionale. Ma le cose a volte si vendicano; e la nostra crisi Ue, insieme a tante altre ragioni meno nobili, pare recare proprio la causa della distruzione del Lavoro Euro. E del suo Valore anche sociale ed economico collettivo. Allora ben venga la nostra Costituzione a ricordare anche ad altri che non può esservi Nazione, non può esserci Comunità nella democrazia, se il valore del Lavoro, ed il diritto tendenziale per tutti a sperare di realizzarlo, non tornano al centro della scena politica e sociale. E la riscoperta di questa centralità, credo consentirà anche di rilanciare e ricostruire il nostro sviluppo condiviso ed equo: in una grande alleanza di tutti i Produttori di ricchezza tramite il Lavoro dato e prestato. Personalmente, nel mio piccolo, la vedo e spero così.

 
16/06/2012 - Status Quo Vessillo Italico (Antonio Servadio)

Leggo che, giustamente, "i valori non si difendono, come troppo spesso si pensa in questo strano Paese, con la sterile difesa dello status quo". Purtroppo questo genere di arroccamento sullo status quo, tanto sterile quanto controproducente, è stato l'unico evidente filo conduttore di quasi tutte le politiche sindacali da 30 anni abbondanti a questa parte. Siccome sono quegli stessi sindacati che hanno organizzato la manifestazione di cui sopra, ho qualche genuina perplessità circa l'allineamento tra i contenuti del vostro articolo e lo spirito con cui la manifestazione è stata organizzata. Da approfondire.

RISPOSTA:

beh infatti non volevo essere allineato. ma cercare di capire se e come era possibile difendere anche oggi quel valore..non con lo status quo di un certo sindacalismo... (Giancamillo Palmerini)