BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Lavoro

LETTERA/ Si può trovare lavoro dopo i 40 anni?

FotoliaFotolia

Ma non voglio addentrarmi oltre, altrimenti ci sarebbe da scrivere un libro intero. Voglio attenermi strettamente all’articolo in questione e alle sue molteplici proposte. Sono assolutamente condivisibili, ma non tengono conto di un fatto molto importante: siamo preparati ad adottare un processo simile a quello indicato, così come fanno i paesi del nord europa e alcuni di cultura anglosassone? Affermo che le indicazioni emerse dall’articolo sono ragionevoli, ma nel contempo utopistiche, se calate nella realtà italiana. Perché?

1 - Nella realtà quotidiana che noi come Associazione tocchiamo contattando i lavoratori maturi  (over 40/50/60) espulsi dal mondo del lavoro, ci accorgiamo che essi trovano una barriera insormontabile nel rifiuto delle aziende a prendere in considerazione la competenza professionale che sono in grado di offrire. Non si capisce se ciò accade solo perché sono lavoratori maturi, e quindi potrebbero costare più di un giovane, oppure perché la loro esperienza potrebbe “offuscare” la leadership del futuro responsabile (proprietario oppure direttore o CEO, o AD, ecc.).

2 - I centri di impiego, che dovrebbero essere il fulcro attorno cui ruotano le ricollocazioni, si comportano con la mentalità passiva dei vecchi Uffici di Collocamento. Cioè appena si presenta un lavoratore disoccupato si fanno consegnare il CV, fanno qualche intervista, parvenza del Bilancio di Competenze, e poi accantonano il materiale in attesa che un'azienda poi richieda quella precisa professionalità, senza fare minimi sforzi che possano prendere in considerazione professionalità simili o potenziali. Sorge il dubbio che facciano tutto ciò per giustificare la loro esistenza e poco per aiutare il lavoratore che si presenta a loro. Ancor più se si tratta di un lavoratore maturo (over 40/50/60), perché in questo caso, gli tagliano completamente le gambe dicendogli che la sua età non depone a favore della candidatura. Eppure, esiste una chiarissima normativa (DLGS 216/03) che vieta la discriminazione per età (e non solo). Ho i miei dubbi che la riforma delle politiche attive possa portare risultati se la mentalità rimane questa: dovranno passare molti anni.

3 - I sindacati sono ancora ancorati alla tradizione della difesa a oltranza del posto di lavoro,  anche in presenza di un'evidente trasformazione del mondo del lavoro. Per carità, è giusta la loro azione, ma richiede una radicale revisione delle relazioni industriali che al momento rifiutano di considerare. Ultimamente qualcosa si muove, ma è ancora poco.

4 - Nelle esperienze fatte in questi  quasi dieci ani di vita dell'associazione, possiamo affermare che il vero nocciolo duro di resistenza è nelle aziende. Soprattutto nelle medie e grandi aziende (semmai ce ne fossero ancora): tengono poco conto della professionalità che i collaboratori attuali (i dipendenti) e potenziali (nuovi assunti) possono esprimere, ma si fermano a indicare caratteristiche, che generalmente si esprimono in discriminazione per età, dimenticando di valutare il vero Capitale Umano (diverso dalla risorsa umana!) che hanno a disposizione. Di fatto attuano spesso una discriminazione per età che è deleteria per la loro funzionalità.