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ESODATI E PENSIONI/ Cazzola: cara Fornero, il governo sta "tradendo" gli italiani

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Elsa Fornero (Infophoto)  Elsa Fornero (Infophoto)

ESODATI, LA LETTERA APERTA DI GIULIANO CAZZOLA A ELSA FORNERO Signora ministro, nei suoi interventi prima al Senato poi alla Camera, lei ha corretto, a proposito della questione degli esodati, dei dati che in precedenza aveva fornito con orgogliosa sicurezza. Il problema, però, non è solo questo che è assurto al vertice delle cronache; perché, se vogliamo dire la verità, nell’elaborare la riforma, lei ha trascurato una regola fondamentale, direi “l’ABC”, per chi si accinge a cambiare un sistema pensionistico. È un errore grave per un Ministro tecnico, per di più esperto della materia.

La regola fondamentale a cui mi riferisco è quella di assicurare un adeguato periodo di transizione a tutela non già dei diritti acquisiti, ma delle legittime aspettative di fatto delle persone a costruirsi dei piani di vita affidabili. Le riconosco che i Governi passati, a partire dalla riforma Dini del 1995, hanno prestato troppa attenzione alla transizione, garantendo tempi troppo lunghi per l’andata a regime delle norme riformate, ma il suo Governo questo problema non se l’è proprio posto e le conseguenze sono sotto i nostri occhi.

La prima conseguenza è, sicuramente, quella di un Paese in gravissime difficoltà, da cui stenta a sollevarsi, che ha fatto degli esodati, termine brutto e improprio, una questione di centrale importanza, anche se gli effetti saranno rimandati di qualche anno. Lei questo aspetto significativo e importante non è mai riuscita a chiarirlo fino in fondo. Immagino che se ne sarà resa conto. Tanto da farsi intrappolare, oggi, in una vicenda che si consumerà lungo un tragitto di anni.

L’Italia rischia di avere la riforma più severa d’Europa, ma di vedere il suo Governo e i Governi che verranno dopo il suo costretti a scervellarsi per anni, a studiare, a finanziare deroghe all’applicazione di norme socialmente insostenibili. Lo so anch’io, che sono come lei un cultore della materia, che doveva finire l’abitudine di appoggiare i lavoratori in esubero prima ancora del compimento dei 60 anni al sistema degli ammortizzatori sociali per farli scivolare nel pensionamento di anzianità. Ma le domando: era proprio questo il momento propizio? Era proprio questo, durante la crisi più grave del secolo?



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COMMENTI
21/06/2012 - Numeri e vite (Vulzio Abramo Prati)

Gent.mo Prof. Cazzola, quella che riporta è l'analisi corretta del problema, direi impietosa ma più che mai reale. Purtroppo questo valzer di numeri dati dal Ministro, prima 65.000 poi altri 55.000 e una correzione dell'85% non è male per chi i numeri dovrebbe padroneggiarli bene, contrapposti alle stime sindacali e INPS che valutano oltre 300.000 "esodati". Credo ci saranno nuove correzioni consistenti. Il vero problema però non è la credibilità del Ministero, già ai minimi termini, ma la considerazione che dietro la "gamba in cancrena" o l'aridità dei numeri ci sono delle vite, delle famiglie, delle aspettative future coltivate in tanti anni di lavoro; come si fa a non considerarlo?Persone che hanno fatto il loro dovere per oltre 30 anni, hanno pagato le tasse e con queste anche gli stipendi di tanti "tecnici" e ora sono considerati dei numeri o un problema da risolvere in qualche modo. Hanno firmato accordi che li tutelavano e oggi si dice loro che sono carta straccia! Ci potremo più fidare in futuro? Perchè queste persone non possono chiedere la rescissione del "contratto" stipulato con l'INPS che il Ministro ha cambiato unilateralmente senza il consenso degli interessati ricevendo indietro il totale dei contributi versati? Il Ministro parla del "privato" ma tra privati esiste questa possibilità contrattuale di tutela in caso di variazioni unilaterali, perchè non inizia ad applicarla anche nel pubblico, queste persone non sarebbero più viste solo come numeri ... o peggio!