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Lavoro

CONDANNA FIAT/ Il “folklore” di Marchionne? Una vittoria di Pirro della Fiom

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Consentendo una gestione flessibile nelle relazioni industriali e personali, a seconda di come vadano le cose e impedendo che i luoghi di lavoro diventino terreno di scontro. Benché i casi di assenteismo o di scorrettezza dei dipendenti non si contino, è pressoché impossibile licenziare. Dal dibattito sulla riforma del mercato del Lavoro è inoltre mancato del tutto l’ipotesi di modificare la flessibilità nel corso del rapporto di lavoro.

Cosa intende?

Non dimentichiamo che l’accordo di Pomigliamo, quanto meno, si è rivelato un successo per aver impedito la chiusura dello stabilimento. In quel caso è stata modificata la flessibilità relativa agli orari e ai turni di lavoro

Crede che la Fiat si trovi in difficoltà unicamente per ragioni legate a questi vincoli?

La crisi versa in una crisi profonda perché non ha modelli nuovi. È carente sul fronte del prodotto. Recentemente, nessuna delle automobili uscite dalla macchine di montaggio Fiat ha avuto successo a livello internazionale.

Com’è possibile?

Quando Marchionne è arrivato alla guida della Fiat ha trovato una situazione pressoché fallimentare ed è riuscito, finanziariamente, a risollevarla. Tuttavia, ha sottratto risorse per gli investimenti.

Perché il sindacato non ha contemplato gli effetti che si sarebbero determinati?

Non credo che il sindacato si sarebbe potuto comportare in maniera diversa. Ciò che lascia più perplessi, più che altro, è il disinteressamento di questo governo e di quello precedente alla sua prima industria.

Ci saranno ripercussioni al di fuori del perimetro Fiat?

Gli investitori stranieri saranno ulteriormente scoraggiati dall’approdare in Italia mentre gli imprenditori italiani si sentiranno ancora più invogliati a traslocare altrove. 

 

 

(Paolo Nessi)

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