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Lavoro

LICENZIAMENTO STATALI/ Rebora (Liuc): ecco la riforma che può migliorare la Pubblica amministrazione

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Ragionare per modelli è sempre pericoloso perché si rischia di “scimmiottare” ciò che visto da lontano sembra funzionare. Bisogna però conoscere ciò che avviene altrove. Nel campo del management pubblico, ripensamenti e discussioni critiche sono in atto in  tutto il mondo, come si è visto nella recente  XVI Annual Conference della  International Research Society for Public Management (IRSPM), che si è  tenuta a Roma in aprile, significativamente intitolata Contradictions in Public Management. Managing in volatile times. La sessione finale è stata ospitata dalla Presidenza del Consiglio, nel centro di Roma  un sabato mattina, ed erano presenti poche decine di persone, tra loro pochissimi dirigenti pubblici. Le nostre istituzioni e amministrazioni devono certamente recuperare il ritardo nell’assimilare una cultura dei risultati; ma la stessa entità dei miglioramenti richiesti in una fase in cui si devono superare i “tagli lineari” per entrare nell’ordine di idee della “revisione strutturale della spesa” (spending review) chiama in causa una capacità di discernimento intelligente e di riconoscimento selettivo che manca nelle attuali strutture non solo per limiti culturali ma per il modo stesso in cui sono configurati i centri decisionali. 

Si spieghi meglio.

Detto in termini più crudi: le nostre riforme falliscono soprattutto per i contrasti tra i diversi centri decisionali (tra i diversi ministeri; tra il governo centrale, le regioni e gli enti locali; tra le amministrazioni e gli organi di controllo, ecc.); ma non facciamone un problema di Ministri, è una questione strutturale, di disegno ormai palesemente inadeguato del sistema pubblico.

Quindi di cosa c’è bisogno?

In uno scenario di cambiamento, forzato e imposto dalla gravità della crisi fiscale dello Stato, serve  un progetto complessivo di transizione, impostato con forte senso della realtà e sulla base di una adeguata conoscenza di assetti, funzionamento, problemi e risultati delle attuali strutture, evitando approcci solo reattivi, pregiudiziali o basati su generalizzazioni improprie. E’ necessario un progetto complessivo di transizione, di drastica riorganizzazione a livello sia delle strutture centrali che delle autonomie, nella prospettiva temporale di almeno una legislatura.

 

(Claudio Perlini)

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