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Lavoro

IL CASO/ Così l’Italia può “inventarsi” il lavoro

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Se poi a tutto questo si aggiunge una pressione fiscale più elevata e se questa fiscalità è pagata prevalentemente dai redditi fissi, allora la situazione si incancrenisce ed è destinata ad avvolgersi su se stessa. Insomma, si crea un circuito bastardo destinato a rigenerarsi continuamente, che è possibile scombinare solo se si ha un sussulto di scommessa sociale di tipo keynesiano che deve tentare con ogni mezzo di tutelare e creare lavoro.

Solo il mantenimento e la contemporanea creazione di nuovi posti di lavoro potrà permettere una ripresa anche se lenta. Ma per fare questo è urgente e necessario intervenire abbandonando gli schemi miopi del tornaconto, le imprese debbono essere aiutate fiscalmente non solo a effettuare nuovi investimenti, ma debbono anche essere supportate nel mantenimento dei livelli occupazionali nel caso in cui gli investimenti debbano essere postergati al fine di mantenere o di accrescere gli acquisiti livelli occupazionali. Occorre liberare in misura consistente dal peso fiscale “i soliti noti” e, senza tema, urge far pagare le tasse ai grandi patrimoni infruttiferi e a quelli meramente destinati alla rendita (ovviamente non debbono essere colpiti i patrimoni aziendali collegati con le produzioni).

Occorrono iniziative di politica economica che fungano da viatico per le produzioni agrarie favorendo in maniera particolare l’ingresso nel settore di giovani (alla terra e alla sua ricchezza dobbiamo veramente tornare, ovviamente con modelli nuovi di imprenditorialità). Occorrono interventi a sostegno del turismo, anche con la creazione temporanea di posti di lavoro nelle varie strutture del nostro Paese (musei, siti archeologici, chiese, ecc.), iniziando, anche se in via provvisoria, con la presenza continua e sistematica nel trasporto pubblico, ove spesso, e non solo per i turisti, il pagamento del biglietto è un optional (forse, sotto questa luce, dovevamo pensarci un po’ di più prima di rinunciare a ospitare le Olimpiadi).

Insomma, occorre inventare e inventarsi il lavoro, occorre rammentarsi di essere italiani e, quindi, ingegnosi, ma soprattutto se lo deve rammentare il ministro del Lavoro che si ingegni e non ci rattristi con apocalittiche promesse di licenziamenti e, soprattutto, non ci tedi con inutili discussioni sull’articolo 18: decisioni più urgenti debbono essere prese per non sentirsi dire (ma non mi sembra del tutto vero) dal nuovo Presidente di Confindustria della pochezza della riforma da lei proposta.

 

(2 - fine)

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