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Lavoro

MORTI BIANCHE/ Giacomassi (Cisl): ecco la "nuova frontiera" contro gli incidenti sul lavoro

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Sicuramente. I dati positivi forniti da Inail non sono indotti solo dal taglio di posti di lavoro causato dalla crisi economica. Soprattutto ha inciso, per quanto riguarda i capitoli della formazione, l’istituzione, a partire dalle piccole e medie imprese, di progetti aziendali sulle procedure organizzative e il cambio delle attrezzature. Un lavoro che abbiamo portato avanti assieme a Confapi e alle associazioni artigiane, sempre molto attente al tema della sicurezza sul posto di lavoro. In particolare è stato fatto un grande passo avanti nel campo dell’edilizia - uno dei settori più a rischio - con il contratto nazionale firmato nel 2008: dal gennaio del 2009, prima dell’ingresso nei cantieri è infatti obbligatoria la formazione, che in questi anni ha interessato decine di migliaia di lavoratori, soprattutto giovani. È la dimostrazione che quando si lavora in sinergia - organizzazioni sindacali con associazioni imprenditoriali - i risultati arrivano, a tutto vantaggio della sicurezza dei lavoratori.

 

I dati Inail sono però “falsati”, in quanto non registrano infortuni e morti dei lavoratori “in nero”…

 

Avendo l’Istat stimato nel 2010 in quasi 3 milioni i lavoratori “in nero”, è possibile ritenere che gli infortuni “invisibili” siano circa 164mila. Si tratta di casi che rientrano, per lo più, in un range di gravità medio-lieve e che confermano una sostanziale stabilità rispetto alla stima dell’anno precedente. Purtroppo, però, non si tratta di dati certi ma di stime. Certamente, questo aspetto deve essere migliorato con un lavoro ispettivo sempre più frequente e occorre che i vari soggetti istituzionali incrocino le proprie banche dati, rilevando le aziende più a rischio, individuando con cura zona per zona, e, dal momento che la legge lo consente, applicare tolleranza zero verso chi utilizza il lavoro “nero” e il sommerso.

 

Nel 2011 aumentano ancora le denunce di malattie professionali, passando dalle 42.465 del 2010 a 46.558. È possibile che nel 2012 si debba fronteggiare un tale problema?

 

In questi anni avremo il picco per alcune malattie, come il mesotelioma o l’asbestosi, causate dall’inalazione di amianto, che è stato bandito più di vent’anni fa. Purtroppo sono malattie “silenti”, che hanno periodi di incubazione lunghissimi e possono esplodere anche dopo 35 anni. Pure su questo tema occorrerebbero comitati di sorveglianza sanitaria a livello locale, coinvolgendo soprattutto le Regioni. Non dimentichiamo altri tipi di malattie, più recenti, la cui incidenza sta aumentando: è il caso delle malattie muscolo-scheletriche indotte dalla nuova organizzazione del lavoro, o di altre causate da nuovi strumenti e nuovi prodotti dei quali non si conosce ancora l’impatto sull’organismo dei lavoratori. Questa sarà la nuova frontiera dell’impegno per la salute e la sicurezza sui posti di lavoro.

 

(Federica Ghizzardi)

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