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Lavoro

RIFORMA LAVORO/ Riammessi gli emendamenti. Oggi incontro Fornero-partiti

Sono salve le modifiche alla riforma del lavoro targata Fornero che ieri mattina erano state espulse per inammissibilità dall’emendamento al decreto crescita

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Lavoro, non serve aspettare venti giorni per la stipula di un nuovo contratto a tempo determinato. E indennità più lunga di tre mesi per i cinquantenni in mobilità. Nessun rinvio, invece, per l’Aspi che partirà come previsto il 1° gennaio dell’anno prossimo. E novità in arrivo anche per le finte partite Iva. Sono salve le modifiche alla riforma del lavoro targata Fornero che ieri mattina erano state espulse per inammissibilità dall’emendamento al decreto crescita (il dl 83/2012) presentato alla Camera. Riammesse, in extremis, in serata, le misure verranno inserite con tutta probabilità nel provvedimento sulla spending review, ora all’esame della commissione bilancio al Senato. È dunque andata a buon fine la mediazione tra Pd e Pdl che hanno presentato ricorso alla presidenza dell’Assemblea, chiedendone la riammissione. In mattinata è atteso il confronto tra i due partiti e il ministro del Lavoro Elsa Fornero al fine di raggiungere l’intesa sul testo dell’emendamento. Nulla da fare invece per i quasi novecento (887 su 1900) emendamenti al decreto crescita presentati ma dichiarati inammissibili.

Il pacchetto di emendamenti riammesso “in zona Cesarini” non lascia spazio a nessun tipo di rinvio per l’entrata a regime dell’Aspi, l’Assicurazione sociale per l’impiego: il debuttante sussidio di disoccupazione unico partirà, così come è stato stabilito dalla riforma Fornero, il 1° gennaio 2013. In compenso, tra i punti dell’emendamento salvato, c’è quello che prevede l’allungamento di tre mesi per l’indennità dei cinquantenni che hanno perso il lavoro e si trovano iscritti alle liste di mobilità. Possono tirare un piccolo respiro di sollievo anche i più (o meno) giovani assunti con contratti a tempo determinato che sono in scadenza: potranno stipulare un nuovo contratto, sempre a tempo determinato, senza rispettare il periodo di inibizione inizialmente previsto di 20 o 30 giorni, a seconda della durata del precedente impiego, superiore o inferiore a 6 mesi. Altra novità riguarda l’universo delle “finte” partite Iva sfruttate dai datori di lavoro per nascondere veri e propri rapporti di subordinazione.