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Lavoro

Flessibilità e sicurezza del tutto dimenticate dalla riforma Fornero

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Incomputabilità nei 36 mesi dei periodi di somministrazione svolti con lavoratori assunti a tempo indeterminato.  Nell’arco temporale massimo di flessibilità consentita alle aziende, pari a 36 mesi, vengono oggi ricompresi anche i periodi di missione in somministrazione di lavoro a tempo determinato. Questa disposizione prescinde dalla qualificazione del rapporto di lavoro che lega il lavoratore e l’Agenzia. A nostro avviso va chiarita in maniera inequivocabile l’esclusione dal computo dei 36 mesi dei lavoratori somministrati assunti con contratto di lavoro a tempo indeterminato dall’Agenzia, trovandosi questi ultimi  già in condizione di stabilizzazione grazie alle APL.

Acausalità del contratto di somministrazione a tempo determinato in caso di assunzione di lavoratori a tempo indeterminato. Introduzione di una specifica ipotesi di acausalità del contratto commerciale di somministrazione di lavoro a tempo determinato nel caso di utilizzo di lavoratori assunti dall’Agenzia con contratto di lavoro a tempo indeterminato.  La rimozione del vincolo causale favorirebbe in maniera significativa l’ingresso nel mondo del lavoro di lavoratori direttamente “stabilizzati” dall’Agenzia per il Lavoro, incentivando normativamente - e senza alcun costo per la finanza pubblica - il ricorso al contratto di lavoro a tempo indeterminato.

Abrogazione della quota di incremento contributivo ASPI e riduzione del conseguente depotenziamento del fondo di formazione dei lavoratori somministrati. Le Agenzie per il Lavoro sono tenute a versare un contributo pari al 4% della retribuzione corrisposta ai lavoratori assunti con contratto a tempo determinato per l'esercizio di attività di somministrazione a un fondo bilaterale appositamente costituito (Forma.Temp.). Tali risorse sono destinate a interventi di formazione e riqualificazione professionale, nonché a misure di carattere previdenziale e di sostegno al reddito. La Riforma prevede che a decorrere dal 1° gennaio 2013 una quota-parte pari all’1,4% sia destinata al finanziamento dell’ASPI, con conseguente minore apporto di risorse per gli scopi formativi e di riqualificazione per i quali il contributo era stato introdotto. Questa misura – che ora sembrerebbe poter essere posticipata di un anno - va abrogata, poiché attraverso l’introduzione di una aliquota destinata al finanziamento di uno strumento di politica passiva si depotenzia un efficace intervento di politica attiva, con effetti disastrosi per l’occupazione.

Queste quattro proposte consentirebbero di introdurre nel sistema alcuni reali strumenti di flexicurity, facendo leva in modo efficiente sulla capillarità dei servizi erogati dalle APL. Tale intervento rappresenta oggi una priorità assoluta per il nostro Paese in termini politici, culturali, economici e sociali. Al contrario, limitarsi a dare un colpo al cerchio ed uno alla botte - senza che il Governo definisca ed esprima  un orientamento chiaro e forte - può avere effetti devastanti nell’attuale situazione italiana ed europea; così come assumere decisioni avventate ed unilaterali comporta il rischio – come si vede - di esacerbare disuguaglianze e alimentare un pericolosissimo conflitto sociale che il nostro Paese non può permettersi.

Qual è allora la strada da seguire? Quella di intraprendere, con grande decisione ed audacia, percorsi capaci di combinare gli interessi di tutti, perseguendo il bene comune.  La flexicurity rappresenta certamente la principale di tali direttrici di sviluppo per ciò che concerne il mercato del lavoro.  Gli accadimenti che stanno caratterizzando la nostra storia recente  rendono, del resto,  sempre più evidente come il nostro Paese abbia bisogno di una leadership capace di rischiare e di perseguire con fermezza questa strada.

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