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Lavoro

IDEE/ Gli stage "olandesi" per unire scuola e lavoro

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Il sistema olandese favorisce e incentiva questo tipo di alternanza. Non solo. In tutti i paesi del nord Europa e nel mondo anglosassone la tendenza è incentivare i ragazzi, prima, a trovarsi piccoli lavori per pagarsi magari le vacanze e poi, prima degli anni universitari, a uscire il prima possibile di casa rendendosi economicamente indipendenti. Sarebbe positivo che anche in Italia si spingessero i giovani a trovare impieghi temporanei durante il periodo di studi. Meglio ancora se queste esperienze venissero fatte all'estero.

La ricerca ha evidenziato anche il fatto che soprattutto le piccole e medie imprese, guidate da diplomati, preferiscono non assumere laureati. Non è limitante in vista di future percorsi di innovazione?

La tendenza attuale è quella che sostiene che servano più diplomati o addetti tecnici. Purtroppo, però, il nostro tessuto è costituito per gran parte da piccole e medie imprese che faticano molto a fare ricerca e, quindi, ad assumere neo laureati o giovani che hanno concluso la triennale. D'altra parte, c'è un numero troppo consistente di lauree triennali che non preparano adeguatamente al mondo del lavoro ma sono una sorte di iniziale “infarinatura” teorica su un certo argomento che si specifica, poi, nei due anni successivi. Questo rappresenta un fallimento del sistema cosiddetto 3+2.

A livello di placement nel mondo del lavoro, si continua a preferire ingegneri, laureati in economia e informatici mentre le lauree umanistiche sono in caduta libera. Un problema che si ripete da anni.

Il vero tema è il numero chiuso da rendere obbligatorio per tutte le facoltà. Ciò permetterebbe una programmazione mirata e intelligente, eliminando migliaia di neo laureati che poi non trovano sbocchi professionali. Questo aiuta, poi, anche le facoltà stesse: se entra solo chi è veramente motivato o ha un certo tipo di talento e inclinazione, sarà più facile trovare una collocazione lavorativa in futuro.  

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