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PENSIONI/ Esodati: basta "lotterie", ci vuole lo Stato di diritto

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Purtroppo, però, la storia non finisce qui e quanto è successivamente accaduto e continua ad accadere ancora oggi è assolutamente inaccettabile e vergognoso per uno Stato di diritto. Invece di porre rimedio a un errore di valutazione sulla dimensione degli esodati, si introducono, con un accanimento inusitato nei confronti di coloro che hanno perso il lavoro (come se fossero cittadini di serie B), norme contradditorie, discriminatorie e incostituzionali. I successivi decreti sulla salvaguardia di 65mila esodati (peraltro non ancora pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale) e quello riguardante gli ulteriori 55mila, ne sono un evidente esempio. La logica economica su cui si fondano trasforma la logica del diritto in una lotteria o peggio in una roulette russa.

Quello che chiediamo, come onesti cittadini di questo Stato, come veterani contributori al Pil di questo Paese, come puntuali contributori fiscali di questo Paese, come elettori sanciti dalla nostra Costituzione (che voteranno alle prossime elezioni), che venga ripristinato lo Stato di diritto! La salvaguardia degli esodati deve essere riportata a una logica della "maturazione del diritto alla pensione", non a quella discriminatoria e incostituzionale dei "numeri salvabili" sulla base delle risorse messe a disposizione.

Sarebbe veramente beffardo salvaguardare nuovi esodati prodotti dall’annunciata riduzione degli organici statali, senza risolvere le posizioni ancora appese, che peraltro avevano sottoscritto accordi in tempi non sospetti, ovvero antecedenti alla riforma delle pensioni. O salvaguardare le pensioni d’oro invocando il diritto acquisito e negando il diritto degli accordi sottoscritti dagli esodati.

Se è vero che siamo ancora in uno Stato di diritto, se le forze politiche hanno ancora un ruolo in questo Paese questo è il momento di dimostrarlo, evitando di rendersi corresponsabili di questo scempio di legalità. 

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