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RIFORMA LAVORO/ Licenziamenti, partite Iva, Aspi: ecco cosa cambia da oggi

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RIFORMA DEL LAVORO - LE NOVITA’ IN VIGORE DA OGGI Lavoro, al via la riforma Fornero: le nuove disposizioni in materia di contratti e contributi Inps sono in vigore da oggi. Anche se in questi giorni la Camera sta già ritoccando qualche disposizione della legge n. 92/2012 pubblicata sul Supplemento ordinario della Gazzetta Ufficiale n. 153/2012. Già ieri è stato approvato un emendamento al decreto sviluppo dalle commissioni Finanze e Attività produttive che modifica la riforma. Ma occorrerà aspettare ancora a lungo per sapere il destino di queste eventuali modifiche. Il decreto sviluppo infatti approderà alla Camera, in prima lettura, non prima di lunedì 23 luglio. Quello che è certo è che la riforma del mercato del lavoro porterà contributi più cari e meno flessibilità in entrata. Vediamo quali sono le principali novità.

Tempo determinato. Contratto anche senza causale, ma solo se si tratta del primo rapporto di lavoro a termine, non prorogabile, e per un periodo massimo di 12 mesi. Il contratto può proseguire, previa comunicazione, oltre la scadenza prevista inizialmente senza conversione in rapporto indeterminato per un periodo massimo di 30 o 50 giorni, in base alla durata del contratto (inferiore o superiore ai 6 mesi). Tra un contratto a termine e l’altro devono trascorrere 60 giorni (riducibili a 20 dai ccnl o con decreto) per rapporti di durata fino a 6 mesi e 90 giorni (riducibili a 30) per durate superiori. I datori dovranno pagare un contributo aggiuntivo dell’1,4% per il finanziamento dell’Aspi, oltre al contributo base dell’1,31%. Cambiano i termini per l’impugnazione dei contratti.

Apprendistato. Durata minima di 6 mesi. Divieto di assumere apprendisti con la somministrazione a termine. E in caso di mancata assunzione costerà di più risolvere il rapporto (fino a un massimo del 4% in più per via della nuova aliquota contributiva per l’Aspi). Per il datore il numero massimo di assunzioni con contratto di apprendistato è vincolato alla trasformazione in assunzione di almeno il 50% dei precedenti rapporti di apprendistato (negli ultimi 36 mesi). Anche se la percentuale di assunzioni richiesta per i primi 3 anni di validità della riforma è del 30%. Esclusi dal computo i rapporti cessati per recesso o licenziamento per giusta causa. Resta ferma la possibilità di assumere sempre un nuovo apprendista in sostituzione in caso di mancata conferma degli apprendisti pregressi. Il numero massimo di apprendisti è fissato in rapporto di 3 a 2: tre apprendisti per ogni due lavoratori qualificati, con un minimo di tre. In caso di datori con meno di 10 dipendenti invece il rapporto è di 1 a 1.

Lavoro a progetto. Tipologie: co.co.pro senza partita Iva; co.co.pro con partita Iva; co.co.co e mini co.co.co. Il rapporto deve avere per oggetto un progetto specifico e non può essere più riferito a un programma di lavoro o a una fase dello stesso. Occorre altresì che il progetto, oltre a essere stabilito dal committente e gestito in autonomia dal collaboratore, sia funzionalmente indirizzato a un risultato finale indicato nel contratto; non consista in una mera riproposizione dell’oggetto sociale del committente; non comporti lo svolgimento di compiti solo esecutivi e ripetitivi; non venga reso con modalità analoghe a quelle svolte dai dipendenti (salvo per prestazioni di elevata professionalità). Il compenso non può essere inferiore ai minimi per attività stabiliti dai ccnl. Saranno i sindacati a individuare e attività proibite e le prestazioni consentite (quelle di elevata professionalità). Aumentano le aliquote contributive. Le co.co.pro con partita Iva avranno un guadagno sul fronte contributivo per il lavoratore. L’onere Inps andrà ripartito infatti per due terzi sul committente, in luogo del 4%, e per un terzo sul lavoratore. Le Co.co.co sono considerabili rapporti subordinati se prevedono attività analoghe a quelle dei dipendenti dell’impresa committente, a meno che si tratti di attività dall’elevato grado di professionalità.



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