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Lavoro

SPENDING REVIEW/ Statali, un “piano merito” per rilanciare la Pa

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Occorre allora che i sindacati facciano lo sforzo di rinegoziare i vari contratti del pubblico impiego, anche senza la possibilità di attingere a “risorse aggiuntive” e scordandosi di incidere sulla dinamica salariale, già impennatasi nell’ultimo decennio, agendo invece per una sostanziale ridefinizione delle “regole del gioco”. Andrebbero poi ridiscussi i patti parasociali, che normano le nomine e le riconferme degli amministratori pubblici, in modo da proteggerli il più possibile dalle dinamiche politiche più campanilistiche e che valorizzino invece il merito ed i risultati ottenuti.

Per fare questo bisogna anche chiarire, una volta per tutte, quali sono gli indicatori di merito e di successo per le diverse realtà dell’amministrazione pubblica (enti locali, sanità, utilities, trasporto, ecc.), tutte diverse tra loro e con obiettivi diversi e che bilancino l’efficienza con gli “obblighi” di servizio universale, senza confusioni, che fanno solo il gioco di chi si nasconde nelle “pieghe” delle inefficienze del sistema e non del cittadino. Per essere pienamente soddisfatti dell'attività del Governo, vorremmo sentire parlare anche di questo, anche perché molto probabilmente e fortunatamente “qualcosa si sta muovendo”.

Un’ultima riflessione vorrei farla sulle “istituzioni” del Paese (grandi quotidiani, università, enti territoriali, ecc.) e su chi le governa. In Italia c’è un grande fermento di creatività, di energia e di innovazione in tantissimi gruppi di lavoro e di persone e mi riferisco a quotidiani online, associazioni, start up, imprese, gruppi di intellettuali e ricercatori. Mi chiedo se l’energia, l’innovatività e la creatività di queste persone, che spesso “corrono in salita e controvento”, non possa essere incanalata nelle istituzioni più tradizionali, dove si respira, giustamente per alcuni versi, invece maggiore prudenza e conservazione.

Mi chiedo se chi regge le istituzioni fondamentali del Paese non possa farsi “contagiare” da questa attitudine più “ruspante” e rischiosa. Il rischio di fare è di sbagliare, ma anche chi sbaglia in buona fede alla guida delle istituzioni può riconoscere l’errore e farsi sostituire, invece di condannare il Paese a un immobilismo senza fine, e queste prestigiose istituzioni a un lento e inevitabile inaridimento. Ci piacerebbe che questa nuova attitudine si diffondesse in tutto il Paese.

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COMMENTI
19/07/2012 - NON SERVE TOCCARE GLI STATALI (CRISTINA BACCO)

Buongiorno.fare tagli nel pubblico non serve quando alcune regioni d'Italia funzionano davvero molto bene.Totliete qualche vizio a Roma ecco qui i tagli ed è così che l'occupazione statale continua.Non è vero che non si lavora nello Statale,io sono nel settore privato.In alcune regioni l'impiegato statale guadagna i suoi 1.200€ al mese circa.Invece non mi sembra giusto che il settore SANITA' abbia lo stesso stipendio di un impiegato comunale.L'impiegato comunale non alza un ammalato che pesa 110 kg sotto anestesia.Tanto a Roma hanno già deciso tutto...ma allora noi cittadini ITALIANI ONESTI contiamo qualcosa oppure siamo solo SCHIAVI????per cortesia Roma dammi un segno che ascolti la voce del popolo oppure quando non avremo più pane ci dirai: COMPRATE LE BRIOCHES!!!!frase storica di una Regina del 1789...tanto siamo tutti sotto la Dittatura di ROMA - GERMANY/FRANCE!!!! Grazie davvero.