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Ora saranno decisive le agenzie private per superare la precarietà

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Stop & go: per l’eventuale riattivazione di contratti a tempo determinato con la medesima persona e mansione devono trascorrere almeno 60 o 90 giorni, a seconda che la durata del primo contratto sia pari o superiore a sei mesi. Nel caso di utilizzo del contratto di somministrazione da parte delle aziende questo vincolo non esiste ed il contratto può essere riattivato immediatamente.

Acausalità: circa l’indicazione della causale di utilizzo, in entrambi i casi vi è un’esenzione, non prorogabile, per il primo contratto se non superiore ai 12 mesi, o del 6% del personale complessivo ma solo se previsto dai ccnl in specifici progetti organizzativi. In caso di utilizzo della somministrazione sono però indicate ulteriori ipotesi di acausalità, ai sensi del dlgs 24/2012: sono quelle che rientrano nell’ambito della soggettività, come le varie forme riferite a “soggetti svantaggiati” – è il caso dei disoccupati percettori di indennità pubblica oltre i 6 mesi o degli adulti soli con famigliari a carico – o, ancora, la parte in cui si sancisce che non vi sia il vincolo causale ogniqualvolta si giunga ad un accordo di secondo livello.

36 mesi: va infine sottolineato che un’attenta interpretazione dell’attuale norma porta ad affermare che, mentre per i contratti a termine vige l’obbligo da parte delle aziende utilizzatrici di stabilizzare i lavoratori dopo i 36 mesi di utilizzo, calcolando in questo conteggio anche i periodi di somministrazione, non è vero il contrario: la circolare interpretativa n°18/2012, appena emanata dal ministero del lavoro, chiarisce in modo esplicito che, se i lavoratori vengono collocati solo tramite contratti di somministrazione di lavoro, senza commistione con contratti di lavoro a termine direttamente stipulati tra datori e lavoratori, l’obbligo di stabilizzazione non opera d’altro canto si ricorda che dopo 36 mesi l’obbligo di stabilizzazione è invece previsto per le apl ai sensi del ccnl di categoria).

Emerge dunque, nei fatti, come il contratto di somministrazione – seppur non in modo immediatamente evidente - sia assolutamente migliorativo rispetto al contratto a termine, coerentemente con la sua possibilità di apportare valore in termini di flexicurity. Considerato che la normativa tende a definire un interessante spazio d’azione possibile, ora la palla passa a tutti i soggetti in campo, che hanno il compito di scoprire fino in fondo le potenzialità degli strumenti loro assegnati e costruire un sistema di flexicurity davvero valido e capace di creare vantaggi per lavoratori e imprese.

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