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Lavoro

RIFORMA LAVORO/ Licenziamenti, una "corsia preferenziale" rallenta la giustizia

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Se, per esempio, un lavoratore fa causa al datore dicendo che ha subito un illegittimo licenziamento e che all’origine c’erano una serie di vicende legate al mobbing o al demansinonamento, fino a prima della riforma era possibile risolvere questa procedura in un unico procedimento. Ora è necessario intraprendere due procedimenti distinti. Perché davanti al giudice del licenziamento si possono proporre solo questioni connesse al licenziamento. Mentre ogni altra domanda dovrà essere proposta con un giudizio autonomo. Il che fa pensare a una moltiplicazione dei giudizi.

La riforma dunque non soltanto provocherà il rallentamento dello specifico giudizio sul licenziamento per effetto dell’introduzione dei quattro gradi di giudizio, ma obbligherà le parti a moltiplicare i processi, laddove vi siano domande che comportano diritti derivanti dal rapporto di lavoro non direttamente connesse al licenziamento?

Esatto. Nel caso di licenziamento in seguito a una condotta di mobbing, per esempio, davanti allo stesso giudice non sarà più possibile presentare domanda di risarcimento per mobbing, ma occorre presentare un altro ricorso davanti a un altro giudice. E lo stesso vale, in caso di demansionamento per vedersi riconosciuto il diritto ad essere correttamente inquadrato in caso di reintegro. Oppure ancora stessa situazione in caso di crediti non pagati per bonus, trasferte e altri diritti dei lavoratori.

Occorrerà sempre intraprendere due processi diversi. Pensi al caso di illegittimo licenziamento con ordine di reintegro e demansionamento: sarà necessario collegare le due sentenze. Il lavoratore non sarà soltanto riammesso. Occorrerà attendere il giudizio sul demansionamento, che procederà più lentamente di quello sul reinserimento.

Quante complicazioni…

Il fatto è che il giudice non si può più limitare a stabilire soltanto se il licenziamento è illegittimo o no; ma deve valutare anche di che tipo di illegittimità si tratta: se il licenziamento deriva dalla discriminazione, se è dovuto alla mancanza assoluta di un giustificato motivo soggettivo, ossia la colpa del lavoratore, se è dovuto a una mancanza che c’è stata, ma non è sufficiente a integrare il licenziamento per giustificato motivo soggettivo, oppure se il licenziamento avvenuto per ragioni economiche rivela un motivo palesemente insussistente o no. Insomma, siamo di fronte a una moltiplicazione delle fattispecie. E il lavoratore che impugna un licenziamento sarà spinto a svolgere una serie di domande principali e altre subordinate che non faranno altro che complicare e allungare la fase istruttoria. Ora bisognerà non più valutare un solo fatto (il licenziamento illegittimo) ma bisognerà stabilire quanto e come è illegittimo.

Non significa una maggiore precisione della giustizia?