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RIFORMA LAVORO/ Colli-Lanzi (Gi Group): c’è un aiuto "nascosto" per imprese e lavoratori

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Il passaggio non è forte, ma, considerando come si muovono le cose in Italia, ha la sua rilevanza. Le aziende che licenziano non sono ora costrette e non sono incentivate a fare azioni di politica attiva, ma nella conciliazione obbligatoria prevista entro sette giorni dal licenziamento è suggerita - oltre alla corresponsione di un’indennità - la definizione di una politica attiva nei confronti del lavoratore.

 

Che ruolo può avere un suggerimento di questo genere all’interno di una norma?

 

Da un punto di vista culturale è molto importante. Significa che c’è qualcuno delle parti sociali, il sindacato, che comincia a spingere su questo punto, anche se è indubbio che ci sia qualche miope resistenza. È un passo in avanti che richiede, da parte delle Agenzie per il lavoro innanzitutto e dei soggetti operanti, lo sviluppo di una cultura dell’outplacement e delle politiche attive nella gestione della transizione di carriera.

 

Cosa pensa dei cambiamenti rispetto alla flessibilità in uscita?

 

Anche in questo caso, non si tratta di un messaggio forte e chiaro sulla flessibilità in uscita, nessuna svolta epocale. Tuttavia, all’interno della normativa si è spostato l’asse dalla reintegrazione all’indennizzo. Per l’azienda questo è fondamentale: l’indennizzo è sempre misurabile in termini di massimo rischio.

 

Quali positivi effetti possono ricadere sul mercato del lavoro?

 

Questo porterà ad azioni più trasparenti e renderà il mercato del lavoro più dinamico, aprendo più spazi per i giovani e per chi deve entrare; ci sarà meno drammaticità nell’assumere a tempo indeterminato e l’apprendistato diventerà davvero uno strumento conveniente: attraverso l’azione delle Agenzie sarà più prossimo alle aziende, meno spaventoso dal punto di vista delle procedure e anche più efficace dal punto di vista della formazione.

 

Sono tutti cambiamenti che riconoscono il lavoro importante delle Agenzie e il loro ruolo sociale…

 

Le Agenzie per il lavoro innanzitutto sono un soggetto che già nel fare lavoro temporaneo migliora la condizione del lavoratore, perché la persona si ritrova ad avere un partner che è in grado di crescerla, formarla, trovarle un altro lavoro, pensare con lei un progetto di crescita professionale, cosa che una persona con un contratto a tempo determinato diretto, anche se perfettamente in linea con la legge, comunque non ha. L’azienda che prende una persona a termine, se ne ha bisogno solo per un periodo, non ci investe minimamente. E questo è un disastro per la persona, che non può lavorare senza che nessuno investa su di essa ed essendo usata solo per le capacità che ha. L’Agenzia investe sulla persona, mentre l’azienda può continuare a utilizzarne le capacità.

 

Lavorando sulle risorse umane, l’Agenzia può quindi essere un importante partner anche per le aziende?


COMMENTI
26/07/2012 - ma costa di più o di meno alle imprese? (Emilio Colombo)

questo è il punto secondo la mia esperienza. "o indeterminati o somministrati", questo è il trend, ma se costa di più comunque (perchè anche le agenzie devono ricaricare, o sbaglio?) dov'è la convenienza per l'impresa, per favorire le assunzioni (IN ENTRATA)? spero mi venga spiegato da qualcuno, per favore