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PENSIONI/ Esodati, giovani e Inpdap: ecco i “guai” dell’Inps

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Cercherò di essere sintetico. Innanzitutto abbiamo questo problema degli “esodati”, il cui numero è completamente fuori controllo. Noi avremo una spalmatura di questi esodati che arriverà sino al 2018 o addirittura al 2020. E saranno molti di più di quelli contemplati nei dati finora considerati. Si è parlato di 65mila persone più altre 55mila. Secondo i calcoli fatti da alcuni esperti, noi arriveremo a una cifra tra i 390mila e i 400mila. Tutto questo fa comprendere che la riforma è stata fatta in grande fretta. Poi c’è un secondo problema, che sembra non interessare nessuno stando a guardare il dibattito politico-economico e i giornali.

 

Quale?

 

Quello dei giovani. Con il metodo contributivo, il futuro dei giovani attuali sarà quello di andare in pensione, dopo anni di lavoro, con un assegno che corrisponderà grosso modo al 35-40% dello stipendio. Questo sarà il trattamento pensionistico che potrà corrispondere lo Stato. Il che fa pensare che noi stiamo praticamente crescendo un esercito di nuovi poveri per il futuro. E principalmente a questo che abbiamo pensato quando abbiamo parlato nel nostro libro di una “bomba previdenziale” che è già innescata.

 

Si può ovviare in parte a tutto questo?

 

Ci sono provvedimenti da prendere e da agevolare, anche fiscalmente. Il primo fatto dovrebbe mettere in atto una previdenza integrativa categoriale, cioè per categorie di lavoratori. Si tratta di affidarsi a fondi che non facciano speculazione, che non si imbottiscano magari di titoli tossici, che abbiano una rigorosa sorveglianza. Insomma, la creazione di fondi che vadano a integrare la scarsa pensione che può darti lo Stato a fine periodo lavorativo. Aggiungiamo un altro punto che dovrebbe essere messo a fuoco. Nel corso della sua carriera, un lavoratore dovrebbe essere ragguagliato periodicamente su quanti contributi ha versato e, in base a quei versamenti, dovrebbe avere una proiezione di quanto arriverà a prendere nel momento in cui andrà in pensione. Io la chiamo “busta arancione”, il presidente dell’Inps Mastrapasqua dice che sarà una busta bianca. L’unica cosa è che finora non è ancora arrivato nulla nelle case degli italiani che riguarda contemporaneamente i loro contributi e quello che potrebbero prendere a fine rapporto. 

 

Altri problemi ancora?

 

L’Inps e il super Inps. Non riesco a comprendere come si muova Mastrapasqua e neppure alcune dichiarazioni che fa. E poi il consiglio d’amministrazione, con trenta persone, che spesso dormono e si muovono poco. Non abbiamo proprio bisogno, in un momento come questo, di carrozzoni. Soprattutto di fronte a questa “bomba previdenziale” che può essere documentata da dati e da alcune proiezioni.
 

 

(Gianluigi Da Rold)

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