Cronaca
martedì 31 luglio 2012
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“La Chiesa non si sente estranea al problema degli operai dell’Ilva di Taranto, ma lo condivide e ne porta la fatica insieme a chi la vive in prima persona”. A sottolinearlo è l’arcivescovo di Taranto, Filippo Santoro, secondo cui “le istituzioni hanno il dovere di impedire la chiusura degli altiforni e garantire il posto di lavoro agli operai che rischiano il licenziamento. Le singole persone inoltre hanno il dovere di non fossilizzarsi sulle grandi imprese, ma di inventare nuove forme di occupazione anche nell’agricoltura e nell’artigianato”. Proprio ieri sul caso Ilva è intervenuto il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che ha ribadito come “deve essere possibile giungere a soluzioni che garantiscano la continuità e lo sviluppo dell’attività in un settore di strategica importanza nazionale, fonte rilevantissima di occupazione in particolare per Taranto e la Puglia”.
Il Papa ha invitato a trovare “una equa soluzione della questione, che tuteli sia il diritto alla salute, sia il diritto al lavoro”. Come è possibile conciliare questi due aspetti?
Sin dal mio arrivo in diocesi, il 5 gennaio scorso, ho detto che nella situazione ambientale noi dobbiamo in primo luogo difendere la vita. Quest’ultima però non è solo la vita materiale, ma anche la dignità del lavoro e l’occupazione. Sono stato molto contento dell’intervento del Santo Padre, che è un grande appoggio per noi, per gli operai e per l’intera situazione di Taranto. Il diritto all’occupazione si difende concretamente evitando di chiudere gli altiforni e garantendo il posto di lavoro. Buttare sulla strada 15mila persone non può giovare a nessuno, questo è un punto da mantenere fermo.
Eppure per il Papa anche l’ambiente è un valore fondamentale …
E’ il secondo aspetto, che non riguarda solo la terra ma anche il mare, a sua volta inquinato. Anche la difesa della salute deve essere fatta propria con più decisione dalle autorità locali. Le bonifiche necessarie devono essere realizzate in modo che la fabbrica possa andare avanti. E’ essenziale e indispensabile che le bonifiche siano apportate con opere intensive di miglioramento, e non solo ritocchi cosmetici che non risolvono il problema.
Quindi?
Grande il vescovo Santoro, quando mai senti parlare così, grazie.
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