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RIFORMA LAVORO/ Pmi e precari, le vere "vittime" della nuova legge

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Pur tra incoerenze, contraddizioni e ambiguità la riforma vorrebbe promuovere una sorta di scambio tra flessibilità in uscita e rigidità in entrata; tra tutela del posto di lavoro e tutela nel mercato del lavoro. L’idea è che se d’ora in poi sarà più facile perdere il posto di lavoro sarà però più facile trovarne un altro nel “mercato del lavoro dei sogni”.

L’idea di favorire l’occupazione rendendo più facili i licenziamenti e migliorando le tutele nel mercato è davvero un’idea nuova?

Direi proprio di no, era alla base della cosiddetta legge Biagi i cui obiettivi, poi falliti, erano esattamente gli stessi della riforma Fornero. Sulla base della supposizione che il lavandino del mercato del lavoro fosse otturato dall’articolo 18 che, intasandolo, faceva tracimare l’occupazione nella palude del lavoro nero, il disegno originario della legge Biagi prevedeva un articolo 18 “depotenziato” per i soli lavoratori in nero, o assunti a termine, che fossero stati regolarizzati e stabilizzati, o la cui regolarizzazione avesse fatto superare all’impresa la fatidica soglia dei quindici dipendenti. Si diceva: meglio un articolo 18 depotenziato che il lavoro nero o precario. Si ometteva, però, di dire che i lavoratori in nero, se si rivolgono al giudice del lavoro, emergono e si stabilizzano da soli, e pretendono l’applicazione dell’articolo 18 duro e puro. A ogni modo, quell’ipotesi di modifica è stata poi stralciata dalla legge delega a causa della rivolta di piazza.

Ora però alla riforma Fornero sembra riuscita l’impresa fallita dalla riforma Biagi. È stato depotenziato l’articolo 18 ed è stata varata la riforma degli ammortizzatori sociali. Favorirà l’occupazione in qualità e quantità come promette?

Non credo proprio. Non credo infatti che l’occupazione dipenda da una legge che renda più facili i licenziamenti. Se un’impresa ha bisogno di assumere assume, il problema semmai è il costo del lavoro, che la riforma Fornero ha aggravato. In ogni caso pesano troppe incertezza sul nuovo incomprensibile articolo 18. Troppa discrezionalità al giudice nell’individuare le ipotesi in cui è ancora consentita la reintegrazione. E quanto alla riforma degli ammortizzatori sociali vedo molte norme-manifesto e pochissima sostanza. Non mi sembra che l’indebolimento della tutela del posto di lavoro, sia stata compensato da un rafforzamento della tutela del lavoratore sul mercato del lavoro. E l’idea che il lavoratore, sentendosi le spalle coperte e potendo scegliere, possa ora sbattere la porta prima di essere licenziato, mi sembra francamente la scena di un film neorealistico.

A proposito. Che fine ha fatto la legge Biagi? È stata abrogata dalla riforma Fornero? 

No, la riforma Fornero, con i suoi 69 articoli mascherati da commi si somma agli 86 articoli della legge Biagi. Gli approdi finali di quella controversa stagione di riforme, culminata, con un paio di colpi di coda della precedente maggioranza, in una sorta di diritto del lavoro da faccendieri, non è stata però rinnegata dai tecnici al governo.

A cosa si riferisce?

Penso alle decadenze-trappola disseminate ovunque per provocare la perdita dei diritti dei lavoratori derivanti da norme inderogabili di legge o di contratto collettivo, o ai congegni procedurali escogitati per provocare la rinuncia, più o meno consapevole, a quei medesimi diritti (artt. 31 e 32, l. n. 183 del 2010, cd. Collegato lavoro). L’indebolimento della tutela del posto di lavoro della riforma Fornero si innesta in questa palude normativa.

Ma con la rigidità in entrata si combatte la precarietà?