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Lavoro

RIFORMA LAVORO/ Pmi e precari, le vere "vittime" della nuova legge

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La precarietà si combatte sopratutto alleggerendo il costo del lavoro che sopratutto le piccole imprese non sono in grado di sopportare. Quello che intravedo io non è tanto una lotta al precariato a tutela dei lavoratori, quanto a tutela delle casse dell’Inps. Vedo poi anche un’esasperata logica compromissoria, derivante dall’essere il governo “servo” (in senso buono) di due maggioranze un tempo contrapposte, e, dunque, costretto a dare un colpo al cerchio ed uno alla botte. E così il punto di equilibrio è stato trovato nella ricetta “licenziamenti più facili, ma contratto subordinato a tempo indeterminato per tutti”. Non a caso l’hanno chiamato “contratto dominante”. Il re della giungla del mercato del lavoro.

Quindi, anche sulla rigidità in entrata non c’è una direzione chiara?

Non mi sembra. Ho l’impressione di un contentino per tacitare i tanti scontenti per via della flessibilità in uscita.  

Dunque è più facile licenziare ma anche più rischioso assumere a termine o a progetto? 

Sì, diciamo che può convenire essere assunti male piuttosto che essere licenziati male. Una volta resa la reintegrazione nel posto di lavoro un optional, riservato a poche “fortunate” vittime di licenziamenti ignominiosi, si rischia di ribaltare il gioco delle convenienze, e di generare iniquità nelle tutele. E’, oggi, più conveniente, per il lavoratore, essere estromesso da rapporto a termine illegittimo, ciò che gli garantisce la conservazione del posto di lavoro, o essere licenziato per un motivo inadeguato, senza l’osservanza delle procedure previste per il licenziamento disciplinare, o di quelle previste per i licenziamenti collettivi, ciò che non gli garantisce la conservazione del posto di lavoro?

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