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SPENDING REVIEW/ Statali, recessione e "privilegi" aiutano i tagli di Monti

Nella spending review ci sono interventi importanti sul pubblico impiego. Secondo ANDREA GIURICIN, i tagli nel settore appaiono necessari e sono dei dati a dimostrarlo

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Con il decreto legge sulla spending review, il Governo Monti ha imposto dei tagli alla Pubblica amministrazione italiana. A leggere il comunicato del Consiglio dei ministri, sono state confermate le indiscrezioni che parlavano di tagli importanti, nell’ordine del 20% dei dirigenti e del 10% del personale (fatti salvi alcuni determinati settori). Si tratta, a mio modo di vedere, di un passo in avanti, forse il primo vero e proprio, dall’insediamento del Governo tecnico, verso una riduzione del peso dello Stato. Resta il fatto che i partiti politici non sembrano così entusiasti su tali tagli dei dipendenti pubblici e i sindacati lo sono ancora meno.

Vi sono ragioni per le quali è necessario un tale intervento? L’Italia ha il secondo debito pubblico sul Prodotto interno lordo all’interno dell’Unione europea, con un tasso che supera il 120%. È vero che il Paese potrebbe conoscere un avanzo primario, ma senza una crescita dell’economia questo serve a ben poco. E l’economia potrebbe quest’anno conoscere una recessione seconda solo a quella del 2009. Confindustria parla di una caduta del Pil del 2,4%, ma anche le stime del Fondo monetario internazionale si aggirano su una decrescita di due punti percentuali. Un altro dato che conferma la necessità della riduzione della “macchina statale” è il peso dello Stato in economia. Il tasso di tassazione reale, vale a dire quello su chi paga le tasse tenendo in considerazione che nelle statistiche del Pil è inclusa anche l’economia in nero, è ormai superiore al 55%. Oltre sei euro su dieci sono invece intermediati dallo Stato, poiché la spesa pubblica reale è ormai intorno al 60%.

Questi dati non sono abbastanza? Bisogna allora ricordare allora che nell’ultimo decennio è evidente (anche nel grafico sottostante) come il settore pubblico abbia beneficiato di incrementi nella retribuzione lorda molto superiori a quelli del settore privato. Chiaramente i dati sono una media e andrebbe fatta una differenziazione tra i diversi contratti esistenti all’interno della Pubblica amministrazione. L’incremento tra il 2000 e il 2005 è stato impressionante, tenendo in considerazione che l’inflazione nello stesso periodo è stata nell’ordine del 2% annuo.