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Lavoro

DISOCCUPAZIONE RECORD/ Tiraboschi: ora attenti alla "trappola" della riforma Fornero

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Le Apl sono indubbiamente un attore importante del mercato del lavoro. Lo sono già dal 1997 e la legge Biagi le ha messe al centro delle politiche attive. Invero ora si sta facendo un piccolo passo indietro, non in avanti, con la legge 92. È una nuova sfida per il settore, ormai entrato nella sua stagione adulta.

 

Dopo l’approvazione del testo al Senato (31 maggio 2012) lei scriveva che, in caso di conferma alla Camera, la legge avrebbe finito con il cancellare buona parte del pensiero riformatore di Marco Biagi. È ancora di quest’idea?

 

Il punto non sono le singole misure intraprese. Anche, ovviamente. Ma il limite più evidente della legge resta quello di ritenere necessario il cambiamento in ragione delle “esigenze dettate dal mutato contesto di riferimento”, senza però saperlo interpretare fino in fondo, limitandosi a riproporre uno schema di giuridificazione dei rapporti di lavoro, quello del lavoro subordinato a tempo indeterminato, tipico del secolo scorso. La riforma è concettualmente sbagliata perché si fonda sull’irragionevole convinzione di poter ingabbiare la multiforme e sempre più diversificata realtà dei moderni modi di lavorare e produrre in un unico (o prevalente) schema formale, quello del lavoro subordinato a tempo. Il risultato sarà, quantomeno nel breve/medio periodo, minore occupazione.

 

Come valuta l’impostazione originaria di questa legge?

 

L’impostazione originaria è stata ben poco scalfita dal processo di formazione della legge. È quella detta sopra: la legge Biagi volle difendere il lavoratore nella flessibilità; qui si torna indietro di dieci anni, cercando di difenderlo dalla flessibilità, nella convinzione che questa sia esito e nelle disponibilità di un intervento normativo.

 

Quanto la concertazione ha influito nell’iter legislativo del ddl e come valuta l’apporto della parti sociali?

 

Parlamento e parti sociali sono riuscite a correggere le storture più evidenti del primo testo. Questo anche perché si è registrato un raro caso di unanime dissenso al progetto di legge, che trovava il suo equilibrio politico, paradossalmente, proprio nello scontentare tutti. Non parlerei comunque di concertazione, né, tanto meno, di dialogo sociale. Ritengo significativo, invece, che già dopo una settimana dall’entrata in vigore della legge siano stati approvati dieci emendamenti condivisi da Pd e Pdl (caso, anch’esso, raro) e sia stato pubblicato un corposo intervento interpretativo dello stesso Ministero per il tramite della circolare 18.

 

Cosa pensa dei cambiamenti rispetto alla flessibilità in uscita?