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Lavoro

DISOCCUPAZIONE RECORD/ Tiraboschi: ora attenti alla "trappola" della riforma Fornero

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Una così pesante lotta senza quartiere verso le forme di lavoro flessibile avrebbe avuto bisogno di un contrappeso riformatore anche sulla cosiddetta rigidità in uscita. Invero si è scelta una soluzione di mezzo che porrà non pochi problemi interpretativi. Lavoratori e imprese hanno oggi bisogno di un quadro di regole semplici, sostanziali più che formali, accettate e rispettate. Il nuovo articolo 18 è lungo tre volte tanto il precedente...

 

Come vede le novità introdotte relativamente alle politiche attive?

 

Gli interventi sulle politiche attive contenuti nella riforma sono ragionevoli e, in buona parte, coerenti con la legislazione precedente. Ma sono pochi. Non è certamente una legge che guarda alle politiche attive, sia per l’impostazione complessiva del testo, che si è voluto incentrato su altro, sia per i noti problemi di bilancio dello Stato.

 

E agli ammortizzatori sociali?

 

L’Aspi, nella sua intenzione di universalità e impostazione a base assicurativa, va nella giusta direzione. Il problema è che viene approvata in un momento storico/economico difficilissimo, nel quale ogni aumento di costo per le imprese può incidere sulla loro sopravvivenza. Si è perso, invece, quel favore verso la bilateralità anche nel campo degli ammortizzatori sociali che era stato inaugurato gli anni scorsi. Credo sia un errore: il futuro è nella regolazione bilaterale, seppur integrativa, anche di ambiti prima di competenza esclusiva dello Stato. Si pensi alla previdenza o all’assistenza sanitaria: sarà così anche per i trattamenti di sostegno al reddito.

 

(Giuseppe Sabella)

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