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Lavoro

PENSIONI/ Esodati, a chi è servito il loro "sacrificio"?

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Gli esodati sono perlopiù coloro che, proprio perché prossimi a maturare i requisiti per la pensione di anzianità, dopo un periodo coperto da ammortizzatori sociali (di fonte legale o convenzionale), hanno accettato (o dovuto accettare) la cessazione prematura del rapporto di lavoro, o sono stati addirittura licenziati, generalmente nell’ambito di procedure di riduzione del personale di aziende in crisi (ma non sempre), e che, per effetto della brutale e improvvisa soppressione della pensione di anzianità, cessato il periodo coperto da ammortizzatori sociali rimarranno senza lavoro e senza  pensione. Per riprendere la metafora, gli esodati sono i naufraghi “anziani” del sistema produttivo che sono stati buttati giù da barconi affollati perché più o meno prossimi a raggiungere la zattera previdenziale. Dopo il tuffo in ordine sparso il legislatore, imbarcato qualcuno, ha fatto sparire la zattera, e i naufraghi annaspano in mare aperto esausti e senza salvagente. I tecnici al governo, richiamati dalle urla, devono ora soccorrerli (“salvaguardarli”), ma non sanno nemmeno bene quanti sono, non hanno abbastanza scialuppe per andarli a recuperare tutti e vorrebbero rispedirli sui barconi. 

Ma l’ipotesi degli esodati non è stata proprio presa in considerazione dal governo?

Non siamo a questo punto. Il Governo ha previsto alcune ipotesi di pensionamento in base alle vecchie regole, ad esempio, per i lavoratori collocati in mobilità in base ad accordi sindacali che avessero maturano i requisiti per la pensione entro il periodo di fruizione dell'indennità di mobilità, ovvero, con riferimento ai lavoratori (ad esempio, del settore bancario) che godessero di sostegno al reddito a carico dei fondi di solidarietà o per i quali fosse stato previsto l’accesso alle prestazioni dei suddetti  fondi con accordo sindacale. Ma, forse per la fretta forsennata, il governo tecnico non ha immaginato tutti i casi nei quali un lavoratore potesse aver perso il lavoro sul presupposto essenziale dell’accesso a un trattamento pensionistico. Ha inoltre previsto per i “beneficiari” della deroga all’applicazione immediata della riforma, un limite massimo numerico dei soggetti interessati nel limite delle risorse predeterminate. Ha insomma previsto con un certo cinismo che qualcuno potesse rimanere in mare aperto e se la dovesse cavare da solo. Ha in ogni caso colpevolmente ignorato la dimensione biblica dell’esodo, come detto.

La Fornero ha detto «gli esodati li creano le imprese che mandano fuori i dipendenti a carico del sistema pensionistico pubblico e della collettività».

Sì, ma un governo tecnico dovrebbe avere piena consapevolezza, quanto meno “tecnica”, degli effetti e delle ricadute di una riforma così drastica e importante e del numero delle persone coinvolte. Altrimenti a cosa serve? E non può rifugiarsi a ogni piè sospinto dietro l’alibi della salvezza dell’Italia, e della catastrofe evitata, esigendo gratitudine per l’espletamento di una sorta di funzione sacerdotale. E poi il governo tecnico, per i ministri che ne fanno parte, e la loro storia imprenditoriale, non ha credibilità e autorevolezza quando eleva drasticamente l’età pensionabile e si scaglia contro “le imprese che mandano fuori i dipendenti a carico del sistema pensionistico pubblico e della collettività”.

Mancanza di credibilità nell’elevare l’età pensionabile e combattere la precarietà? Perché mai?

Il ministro dello sviluppo economico del governo tecnico è il detentore del primato nazionale nella produzione di esodati (anche se si tratta di esodati “salvaguardati” dalla riforma, in quanto aventi diritto alle prestazioni dei fondi di solidarietà di settore) ed è l’emblema vivente di quegli imprenditori “che mandano fuori i dipendenti a carico del sistema pensionistico pubblico e della collettività”. Negli anni dal 2002 al 2011 il più importante gruppo bancario nazionale, del quale il Ministro è stato amministratore delegato, ha attuato una sistematica politica di “svecchiamento degli organici”, licenziando, o inducendo all’esodo, quale unica alternativa al licenziamento, diverse migliaia di “anziani” (dai cinquant’anni in su!), assumendo, contemporaneamente, migliaia di lavoratori precari e a basso costo, con contratti a termine e di apprendistato, con notevoli risparmi contributivi.


COMMENTI
27/03/2013 - Le banche e gli esodati (cavazzani alessandro)

Concordo con l'articolo avendo lavorato in quel contesto: ne ho visto di cotte e di crude! La Banca tradizionale non servivà più perchè al CEO andava bene la banca "della circolare" dove gli esperti- anziani non servivano! Hanno distrutto il sistema dei fidi affidandosi a quello dei ratios con risultati pessimi in particolare sul retail. Oggi che servono gli "esperti dei fidi" devono cominciare da capo. Povera Cariplo!

 
15/08/2012 - Usque tandem.... (Carlo Cerofolini)

Il problema legato agli esodati o meglio abbandonati nel deserto e senz'acqua è raccapricciante e non ci sono parole, se non: Usque tandem... E questo sarebbe un governo sobrio, equo e competente? Ma ci facciano il piacere come avrebbe risposto il grande Principe Antonio de Curtis, in arte Totò!