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Lavoro

IDEE/ Le “istruzioni” per cercare lavoro oggi

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Ora alla fiducia, al desiderio di raggiungere insieme nuovi obiettivi sempre più elevati, si è sostituita una difesa paurosa del proprio posto di lavoro, come se il collega fosse un nemico da cui difendersi, un pericoloso concorrente da cui tutelarsi. Al concetto di bene comune si è sostituito l’accaparramento individuale per accumulare quanto più possibile; al posto di una fratellanza e di una condivisione dei valori fondamentali si è instaurata una competizione assurda in cui l’altro è un limite alla mia libertà e alla possibilità della mia realizzazione.

Su questa prima distorsione se ne è inserita un’altra altrettanto pericolosa: il lavoro concepito come una torta. Se qualcuno ne prende una fetta più grossa ne resta di meno per gli altri. Eppure è vero esattamente il contrario. Per consentire a una persona di lavorare occorre che molte altre persone, prima di lui, lavorino seriamente. Occorre innanzitutto istruire la persona, insegnarle un mestiere, aiutarla a inserirsi nel contesto sociale, fornirle strutture funzionanti (trasporti, ospedali, ecc.), rendere disponibili sistemi di regole all’interno delle quali sia possibile operare. Generalmente chiamiamo mercati questi insiemi di regole ed esistono tanti mercati perché esistono diversi complessi di regole; per questo parliamo del mercato del lavoro, finanziario, dell’energia, dell’acqua…

Dove queste regole non sono praticate e dove questi scambi non avvengono le persone non riescono a lavorare. Non è un caso che la disoccupazione sia molto più elevata dove pochi lavorano e dove i servizi sono scadenti e molto costosi (al Sud e nei Paesi sottosviluppati) e che la disoccupazione sia molto inferiore dove tanti lavorano e dove le regole sono rispettate e condivise da una parte preponderante della popolazione.

Don Bosco per dare lavoro ai ragazzi di strada ha dovuto inventare gli oratori. Per aiutare gli albanesi a ripartire dopo il crollo del regime abbiamo dovuto inviare i nostri Carabinieri per ripristinare le regole basilari della convivenza. I bisogni sono infiniti e dunque anche il lavoro, cioè la risposta al bisogno, può estendersi senza limiti.

 

Cosa occorre fare per invertire la tendenza in atto. Occorre un giudizio: il lavoro è ciò che consente la mia realizzazione e ciò che mi lega strettamente agli altri uomini. Per realizzarmi devo capire il valore del lavoro, che non è qualcosa di negativo, quasi fosse una punizione da scontare. È la modalità con la quale si partecipa al cambiamento del mondo per renderlo migliore e più confacente al nostro bisogno. Il cristianesimo ha nobilitato il lavoro fino al punto di renderlo come la partecipazione all’opera del Padre, definito l’eterno lavoratore. Scoprire la bellezza e la dignità del lavoro è fondamentale per scoprire la mia vera dignità. Occorre poi capire il profondo legame tra il mio lavoro e quello delle altre persone. Il mio lavoro dipende, strutturalmente e necessariamente, da quello delle altre persone. Vediamo perché.

Il lavoro vero crea le premesse per il lavoro degli altri, estende le opportunità per tutti, mentre il lavoro a valore sottratto lo rende più difficile. Si ha lavoro a valore sottratto quando una persona anziché lavorare per il bene comune privilegia il proprio tornaconto personale e finisce per imporre un onere a carico della società.

Purtroppo sono numerosi gli esempi di lavoro a valore sottratto. Innanzitutto il lavoro mafioso: imponendo il pizzo, si rende più difficile l’esercizio di qualunque attività economica. Vi sono poi le varie forme di corruzione: il pubblico funzionario che prende la bustarella, il magistrato che altera una sentenza, il barone universitario che favorisce parenti e amici, sono tutti esempi evidenti di come sia difficile riuscire ad ottenere ciò che sarebbe giusto.

Ma esistono anche altri numerosi casi in cui, per difendere un proprio privilegio, si complica la vita degli altri. Si tratta di una casistica articolata di cui può essere utile dare alcuni esempi: