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RIFORMA LAVORO/ Treu: un nuovo "patto" per aumentare l'occupazione

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L’effettività di queste innovazioni normative dipende ancora un volta da come verranno implementate. Qui le premesse per un'efficace attuazione sono migliori che per il passato perché l’intesa triangolare del luglio 2011 sembra aver superato qual conflitto di competenze che è stato finora uno degli ostacoli principali alla diffusione dell’istituto. Un ruolo importante spetta alla contrattazione collettiva cui è rimessa la disciplina dei tratti principali del nuovo apprendistato.

Ma il successo dell‘istituto dipenderà dalla leale collaborazione fra tutti i soggetti coinvolti: le istituzioni locali competenti per le politiche del lavoro e della formazione professionale e gli operatori pubblici e privati dei servizi di politica attiva sui territori. La legge 92 attribuisce al riguardo un compito rilevante alle agenzie di intermediazione. La possibilità di utilizzare l’apprendistato  nell’ambito di contratti di somministrazione è motivata dalla convinzione che le agenzie di somministrazione possono organizzare efficacemente per le imprese non solo la fornitura di manodopera ma anche la formazione dei lavoratori, compresi gli apprendisti, valorizzando la esperienza acquisita con il loro fondo per la formazione. Ci sono dunque le premesse per una diffusione dell’apprendistato come strumento di buona occupazione qualificata per tanti giovani italiani come in generale per un rafforzamento delle politiche attive necessarie a rendere il nostro mercato del lavoro insieme più sicuro e dinamico.

Questo sollecita una sfida diretta alle istituzioni locali sul territorio, alle parti sociali e ai loro enti bilaterali e a tutti gli operatori specializzati, che sono chiamati a impiegare i propri patrimoni di competenze e di creatività.

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