BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Lavoro

ALCOA PORTOVESME/ Bentivogli (Fim Cisl): la situazione è esplosiva. Ora intervenga Monti

Foto InfophotoFoto Infophoto

A maggio compaiono tre possibili acquirenti. Il primo è Glencore, una multinazionale che si occupa di alluminio e di altri prodotti; il secondo è il Fondo Clash, che è un fondo equity ma ha anche impianti industriali; infine il terzo è il fondo austriaco Aurelius. Quest’ultimo viene reputato l’unico credibile per un acquisto, perché inizialmente dava quotazioni interessanti, mentre gli altri due gruppi offrivano il pagamento dell’energia a un prezzo molto basso. L’Alcoa è considerata una impresa “energivora” e pertanto godeva in Italia di una tariffazione agevolata, che le permetteva di essere competitiva. Ma, per un intervento della Unione Europea che le ha classificate come “aiuto di Stato”, queste agevolazioni sono venute meno. I due candidati acquirenti offrivano 25 euro al kWh, mentre con tutti gli aiuti possibili il costo si aggirava attorno ai 35.

Il fondo Aurelius invece…

Aurelius rialzava la speranza dei lavoratori, ma alla fine di luglio ha interrotto le trattative. Il motivo addotto è che Alcoa non dimostrava disponibilità adeguate. In realtà, le trattative si sono arenate perché si trattava di una vendita a prezzo negativo. A questo punto abbiamo ricontattato il Fondo Clash, che però ribadisce di non essere più interessato all’acquisto. Iniziano nuovi contatti con Glencore ma anche da parte di questa multinazionale arriva la conferma che lo scoglio sono i costi energetici. 

Nel frattempo i lavoratori perdono la fiducia nel salvataggio dell’azienda?

Il problema è che i lavoratori capiscono che la situazione è entrata in un vicolo cieco, con la proprietà intenzionata a chiudere lo stabilimento e senza un acquirente. L’ultimo lumicino di speranza è legato al previsto incontro, a fine mese, ancora con Glencore. I lavoratori hanno però percepito chiaramente che gli americani stanno attivando tutte le procedure per lo spegnimento degli impianti. E, come dimostra la vicenda dell’Ilva di Taranto, quando si spegne un impianto siderurgico la rimessa in moto è problematica.

Ma i motivi di Alcoa per la chiusura sono seri e fondati?