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FORNERO/ 1. Così Elsa s'inventa un "assist" a sindacati e imprese

SERGIO LUCIANO analizza e commenta l'incontro di ieri al Meeting di Rimini cui hanno partecipato il ministro del Lavoro Elsa Fornero e il segretario generale della Cisl Raffaele Bonanni

Foto: InfoPhoto Foto: InfoPhoto

“L'abbraccerei per quello che ha detto sulle tasse”, sbotta Raffaele Bonanni, Segretario generale della Cisl, e allude alle dichiarazioni rese al mattino, a Radio Anch'io, dal ministro del Lavoro Elsa Fornero che, seduta accanto a lui sul palco della Sala A3 di Rimini - piena ma non gremita - si schermisce sorridendo: aveva semplicemente ribadito che oggi in Italia, sul costo del lavoro, grava un cuneo fiscale pesantissimo, da ridurre appena possibile. Sante, anche se ovvie, parole. Ma le simpatie restano tra i due, Elsa e Raffaele. Perchè all'incontro su “Crescita e lavoro” il sindacalista col pizzetto “buca”, soprattutto quando rivendica la sostanziale unità dei cattolici, l'amministratore delegato dell'Enel Fulvio Conti riscuote l'applauso che si deve alle persone serie, il conduttore Bernhard Scholz, presidente della Compagnia delle Opere, svolge egregiamente il suo ruolo di snodo, ma la ministro, no: lei non trasmette emozioni alla platea. Che la saluta con un applauso educato, una decina di secondi, ma non l'interrompe, non si compiace, non vibra. “E' meglio quando chiagne (piange, ndr)”, chiosava ironico in sala un ciellino napoletano.

Persona seria, e in buona fede, la Fornero: ma incastrata dal suo carattere e anche dalla sua stessa fisionomia - oltre che dalla sua parlata anglo-sabauda e ultraprofessorale - a un ruolo di “secchiona di Stato”, che mal s'attaglia a un tema, quello della crisi occupazionale, e a un pubblico, quello dei giovani assiepati nelle sale del Meeting, che meritano verità, certo, ma anche visioni e prospettive di lungo termine. Il paradosso è che proprio la Fornero è stata l'autrice delle due riforme di gran lunga più importanti e socialmente rilevanti fatte finora dal governo Monti: quella delle pensioni e quella del lavoro.

Le pensioni, brutalizzate rispetto a un assetto già riformato, ma ancora sbilanciato, dovevano essere cambiate per diventare sostenibili, ma la Fornero ha tentato - sbagliando in buona fede - di evidenziare un'implicazione positiva della riforma pensionistica che, trattenendo più a lungo i lavoratori in servizio, cessa di scaricarne il costo previdenziale sulle generazioni successive; vero, ma è pur vero che intanto il turn-over cui eravano abituati, con i sessantenni che liberavano i loro posti per i giovani, si dilaziona nel tempo.

Ma è l'altra riforma quella per la quale la Fornero è stata messa in croce un po' da tutti, salvo che da Bonanni: quella del lavoro, dove effettivamente - e la Confidustria non gliel'ha perdonato - le misure introdotte per arginare l'abuso della flessibilità che scade nella precarizzazione a vita dei rapporti di dipendenza sono di gran lunga più significative di quelle richieste dalle imprese, che volevano invece poter flessibilizzare ulteriormente i rapporti di lavoro.


COMMENTI
24/08/2012 - differenze (francesco taddei)

pochi anni fa il meeting era più propositivo. oggi sono i politici che si propongono al meeting, per poi dimenticarlo subito dopo.