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Lavoro

IL CASO/ 2. Dopo gli esodati un’altra emergenza targata Fornero

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Partiamo dalla riforma del lavoro, che è completamente scollata dalla realtà del Paese. In un mondo dove siamo tutti precari che senso ha togliere i contratti a progetto e banalizzare i lavori a chiamata rendendoli possibili fino a 25 anni o sopra i 55 anni? Oppure ritenere una partita Iva vera se dichiara più di 18 mila euro? E in più, se si è costretti a licenziare, l'imprenditore deve pagare tra le 18 e le 22 mensilità. Io mi domando se Elsa Fornero, che fa parte di un governo di grandi economisti, come Monti, di uomini come Moavero e Passera, si rende conto che piccole e medie imprese, artigiani, commercianti e professionisti non sanno come chiudere il mese, non il semestre e tanto meno l'anno. Il ministro ha introdotto una rigidità che non esiste in alcun altro Paese. A tutto questo occorre aggiungere l'ulteriore incremento di contributi che renderanno meno competitivo il lavoro.

 

Forse era necessario varare una riforma lasciando almeno tre anni di tempo per andare a regime, visto l'andamento dell'economia e del mercato del lavoro in questa fase.

 

Questo è il minimo che si possa fare e che spero si riesca a raggiungere con alcune correzioni alla legge. Ma è tutto l'impianto della legge Fornero che parte da una teoria staccata dalla realtà, di un mondo che non è più quello del 2007. La riforma è basata su una teoria e condizionata in negativo dal sindacato e rovescia l'assunto della riforma Treu che partiva da un presupposto che se qualcuno deve lavorare meglio che sia in regola per breve tempo piuttosto che in nero. Oggi in università io sono in difficoltà ad assumere i tutors per i master.

 

L'autunno si presenta problematico anche per i dati della disoccupazione.

 

Guardi  mi hanno telefonato dei ristoratori. Ma comunque lei pensi a tutte le piccole aziende che hanno bisogno di lavoratori a chiamata. Il calcolo che si può fare di tutto questo universo di piccole imprese è di circa cinquecentomila persone. Nel 2010 e nel 2011 la differenza di quanto pagano le aziende e le prestazioni pagate riporta un disavanzo di 12 miliardi. Non sarà diverso nel 2012. A questo punto, con questa rigidità introdotta dalla legge Fornero, che cosa si potrà fare? Come ci ritroveremo nel mese di dicembre?

 

Rispetto a questa realtà, il problema dell'Ilva di Taranto e di Mirafiori a Torino si aggiunge a una situazione di grande incertezza.