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Lavoro

IL CASO/ Se Monti lancia uno "sciopero" contro Monti

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Tutto ciò premesso viene da chiedersi se a queste buone intenzioni e analisi siano seguite azioni e misure convincenti e se, in caso affermativo, non vi sia la necessità che quanto realizzato, o in fase di implementazione, trovi una sua rappresentanza culturale, politica e sociale anche al termine di questo strano esecutivo a scadenza.

Su quanto messo in atto finora, ad esempio, in un campo delicato e cruciale come le regole di funzionamento del mercato del lavoro è legittimo nutrire più di un dubbio. I prossimi mesi ci diranno se la “Riforma Fornero” possa rappresentare una svolta per la qualità (ma anche per la quantità) dell’occupazione, in particolare dei giovani e delle donne, o un rimedio peggiore del male che ci era proposti di estirpare. I primi giudizi di sindacati e imprese non sono tuttavia incoraggianti. Un mercato del lavoro ancor più rigido e segmentato rappresenterebbe, infatti, un macigno quasi tombale per ogni ipotesi di rilancio e crescita del Paese.

In questo quadro è forse il caso di rilanciare un’utile e intelligente provocazione intellettuale avanzata da Monti, allora Commissario europeo, al Meeting dell’ormai lontano 1998 quando questi propose l’idea di uno “sciopero generazionale”. In quella sede si sosteneva, addirittura, che sarebbe stato opportuno un momento di protesta, quasi di contestazione, come già avvenuto in altri periodi della storia, verso il mondo politico.

Forse il premier, sempre meno tecnico e sempre più politico, oggi non condividerebbe in toto quelle affermazioni. Il concetto stesso di sciopero generazionale rappresenta, per certi aspetti, un nonsense. Resta però molto attuale l’idea affascinante, e per certi aspetti romantica, di evento di rottura con cui si lancia un percorso e una piattaforma che, partendo dal basso, contribuisca a immaginare un manifesto con le priorità di un Paese che vuole tornare a credere e sperare nel futuro. Perché le generazioni escluse dalla cittadella non possono farsi primi promotori di un’iniziativa di questo tipo?

Progetti di questo tipo rischiano, tuttavia, un pericoloso deragliamento verso un giovanilismo e ribellismo banale, piagnone e fine a se stesso che non hai mai portato niente di buono (fatto forse salvo Woodstock e un po’ di buona musica). La generazione, affatto perduta, dei “giovani” dell’Italia di oggi sembra, in ogni caso, avere le carte in regola per accettare la scommessa e, perché no, per vincerla.

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