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IL CASO/ Se Monti lancia uno "sciopero" contro Monti

Il Governo si prepara a mettere in campo misure per la crescita e per puntare maggiormente sui giovani. A questo proposito GIANCAMILLO PALMERINI evidenzia degli interessanti aspetti

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Il Meeting di Rimini 2012 ha chiuso i battenti. Con la fine del Meeting termina anche la pausa estiva, quest’anno certamente più breve del solito, della politica nostrana. Già venerdì scorso, infatti, alla fine di un Consiglio dei ministri interminabile (durato quasi 9 ore) il Governo ha lanciato la sua “fase 2”, quella dello sviluppo, della crescita e del rilancio del Paese. Alla fine del tunnel della crisi, almeno a detta del premier e di altri autorevoli membri del governo, si inizia a intravedere una flebile luce.

Nasce così una nuova agenda Monti, quella appunto dell’“obiettivo crescita”. In questo documento politico programmatico di fine estate tra i vari temi affrontati si torna a parlare di modernizzare il nostro mercato del lavoro, di agenda digitale, di scuola, università e ricerca. Il Governo, insomma, scommette gran parte del proprio patrimonio politico e della propria credibilità, conquistata nei mesi scorsi, sulla capacità di mettere in campo azioni efficaci per la crescita e il rinnovamento della nostra società a vantaggio delle generazioni future.

Sul tema del futuro dei giovani e del nostro Paese, è opportuno sottolineare, è intervenuto proprio il premier Monti in apertura della settimana riminese. Un intervento che si caratterizza, in particolare, per un delicato passaggio che offre lo spunto per una più ampia riflessione sullo stato di salute del Bel Paese.

Super Mario, infatti, denuncia l’esistenza di una “generazione perduta” individuandola in quei giovani, o meno giovani, che pagano oggi, e rischiano di farlo ancora più pesantemente negli anni a venire, le conseguenze, a suo dire gravissime, della scarsa lungimiranza di una classe dirigente che, in passato, non ha saputo onorare i propri doveri disimpegnandosi dal costruire un futuro per le prossime generazioni e per il Paese che verrà. Una generazione, si può certamente dire, che si sente anche tradita dall’incapacità di un’intera classe dirigente di rappresentare le proprie istanze di cambiamento e rinnovamento. Richieste, queste, basate sulla profonda convinzione della necessità di costruire un nuovo modello di società, in cui il merito diventa elemento centrale per lo sviluppo del Paese per la mobilità sociale delle persone.

Una generazione, utilizzando una metafora sportiva, di eterne promesse a cui sono state tarpate le ali e che è destinata a vivere i migliori anni della propria carriera in panchina, all’ombra di vecchie bandiere che ormai non hanno più niente da dare alla causa. Una generazione, peraltro, che è esclusa, come nota con una certa amarezza anche il professore prestato alla politica, non certamente per mancanza di energie e competenze da spendere, a favore del Paese, in questo nostro mondo globalizzato e in continua trasformazione.