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Lavoro

CAMUSSO VS. MONTI/ I “poteri forti” dietro la lite Governo-sindacati

Susanna Camusso (Infophoto)Susanna Camusso (Infophoto)

Per questo Monti, che soldi in cassa non ne ha trovati - e non perché li avesse sottratti lui, ma perché quelli come lui hanno permesso che per decenni altre mani li sottraessero - oggi non ha nulla da dare. Semplicemente, non ha soldi. Quindi se il Passera di turno promette 700 milioni per la ricerca, il vice-Monti Vittorio Grilli dice: “No, non li abbiamo”. E se la pasionaria di Monti, Elsa Fornero, si sbilancia a promettere una riduzione del cuneo fiscale sul lavoro, lo stesso Grilli avvisa: “Non c’è trippa”.

A onor del vero, Mario Monti parla a tutte le parti sociali, non solo ai sindacati e ai loro rappresentati, cioè i lavoratori dipendenti: parla cioè anche agli imprenditori, esortandoli a far di più, e qui cade in clamorosa contraddizione. Perché gli imprenditori - che vivono sul mercato sul serio, non come i professori e superconsulenti - mettono i propri soldi dove sanno che li vedranno rendere di più, e quindi in massa, di questi tempi, se proprio vogliono investire, lo fanno all’estero, dove tutto costa meno e rende molto. L’ha fatto Marchionne, chiudendo Termini Imerese e aprendo in Serbia, con l’applauso del governo. Ma allora cos’è questo “di più” che le imprese dovrebbero fare? La beneficenza?

Quel che Monti chiede, sia pure velatamente, è invece che i lavoratori lavorino di più, a parità di salario e sperando semmai nel “premio” di produzione. Qualcuno, con maggior sincerità e chiarezza, l’aveva pur detto, dentro il governo: il sottosegretario Polillo, immediatamente subissato di polemiche. Già: perché lavorare di più, ma certamente più pagati fa, forse, crescere il Pil ma non la produttività. Ieri Monti ha parlato esplicitamente di crescita della produttività. Cioè, più produzione a parità di lavoro (e quindi di soldi, salvo i famosi premi a posteriori).

A fronte di quest’atteggiamento - e di questa reale ma anche antipaticamente sbandierata mancanza di risorse economiche da parte del governo - che deve fare Susanna Camusso, segretaria della Cgil? È una brava persona, ma è nell’angolo: infelice erede di un carrozzone in buon parte correo di tutti i peggiori pasticci del consociativismo della Prima Repubblica, con una base per metà sfiduciata dai suoi stessi partiti di riferimento e per metà convinta che sia tutta colpa dei padroni, e non anche dei loro capi. La Camusso deve barcamenarsi, e fa la faccia feroce, come la fa il Pd.

Che però, nel quinquennio in cui ha governato, cioè dal ’96 al 2001, per agganciare l’Italia all’euro (trainato dalla credibilità di quel Monti corretto in umanità che era il Presidente emerito Carlo Azeglio Ciampi), ha sottoscritto le peggio cose: la svendita degli asset pubblici italiani agli anglo-americani; i “capitani coraggiosi” di D’Alema; gli inciuci pluri-tentati con Berlusconi; le pantomime di lotta all’evasione, tutti miseramente falliti, e al sommerso, neanche mai effettuati; in una generale subordinazione al partito dei giudici che (così speravano i diessini di allora) li avrebbe prima o poi liberati dello stesso Berlusconi con cui trescavano, il quale invece è sopravvissuto alle toghe ed è crollato da solo, senza spinte, davanti alle sottane. Un bilancio disastroso, per tutta la sinistra, dalla Cgil al Pd, che ben giustificherebbe la “rottamazione” di renziana memoria, se si vedessero da qualche parte mattoni e cemento per ricostruire: ma sono appunto questi ingredienti che, drammaticamente, scarseggiano.