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CAMUSSO VS. MONTI/ I “poteri forti” dietro la lite Governo-sindacati

Governo e sindacati, che ieri si sono incontrati, si rimbalzano la palla su chi debba fare gli sforzi maggiori per stimolare la crescita dell’Italia. Il commento di SERGIO LUCIANO

Susanna Camusso (Infophoto) Susanna Camusso (Infophoto)

“Politica dei redditi”: era una frase fatta del sindacalese anni Settanta. Molto più densa, però, di quanto sembri. Già: perché fare “politica dei redditi” presuppone che i redditi ci siano. Se invece dei redditi ci sono rimasti solo debiti, che politica vuoi fare? Se ne stanno accorgendo i sindacati confederali, se ne sta accorgendo la nostra sinistra, eternamente pendula tra lotta e governo. Glielo sta facendo capire Mario Monti, da bravo professore antipatico e glaciale però chiaro.

“Le nostre decisioni hanno contribuito alla recessione”, ha detto ieri, esordendo con una dichiarazione impolitica in una giornata dove, parlando, ha suscitato molte polemiche: “Io penso - ha spiegato il Professore - che in parte le nostre decisioni abbiano contribuito ad aggravare la situazione congiunturale. È ovvio, solo uno stolto può pensare di incidere su un male strutturale, nato da decenni, senza determinare un aggravamento nel breve periodo che deriva da una riduzione della domanda interna”.

La verità è che Monti sta soltanto medicando la coda di una brutta storia, quella dell’aggancio in extremis dell’Italia all’euro. Una bruttissima storia della quale, peraltro, gli amici di sempre che Monti stimava e stima - ricambiato - hanno avuto grandissime colpe: la Fiat degli Agnelli, la Goldman Sachs, il sistema Mediobanca… Tutti questi “poteri forti” internazionali, hanno beneficiato vastamente della “finanza allegra” che ha retto l’Italia nell’ultimo ventennio della Prima Repubblica e poi, negli ultimi diciotto anni prevalentemente berlusconiani, hanno lucrato alla stragrande sul casino della “malagestio” pubblica; hanno lasciato che il bilancio statale andasse a ramengo per finanziare la pace sociale e oggi si costernano per la crisi, invocano le maniere forti e restano, naturalmente, ben al riparo contro le eventuali ripercussioni delle invocate “purghe”.

Monti - club Bilderberg, Aspen Institute, consigliere Fiat, advisor Goldman Sachs - è un costruttore, o almeno un difensore, del “Sistema”, con la “S” maiuscola. Attenzione, nessuna “cupola”, nessuna “Spectre”, semplicemente un circolo ristretto di veri potenti dell’economia e della politica mondiale convinti che debba e possa essere, alla fin fine, solo il mercato - il meno regolato possibile - l’unica sede dove dirimere le questioni economico-sociali del mondo. Un misto di opportunismo (“Il mercato siamo noi”) e cinismo hobbesiano (meglio la casualità della concorrenza che la pretesa di trovare la strada giusta, quella migliore per tutti, visto che “homo homini lupus”). Che poi Monti vada a Messa, buon per lui: anche Gesù aveva detto “date a Cesare quel che è di Cesare”, e chiunque è libero di interpretare quest’esortazione come meglio crede, individuando in “Cesare” il Dio-mercato. Ma certo un’etica della solidarietà nella politica, ammesso che esista nei valori di questo altissimo ceto dirigenziale mondiale, non antepone le emergenze sociali che la crisi sta generando alle regole mercatiste.