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REFERENDUM ARTICOLO 18/ Treu (Pd): vi spiego perché la proposta di Vendola e Di Pietro è inaccettabile

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REFERENDUM ARTICOLO 18 Al Pd non è andato giù il blitz di ieri della sinistra-sinistra. Sel, l’Idv, i Verdi, Rifondazione Comunista, il Pdci, alcuni esponenti della Fiom e altri della Cgil si sono presentati, alle 10.30 in Cassazione. C’erano anche i maggiorenti dei due maggiori partiti succitati, Vendola e Di Pietro. E hanno depositato, in Cassazione, due referendum, per abolire l’articolo 18 fuoriuscito dalla riforma della Fornero e per abrogare l’articolo 8 della legge 148/2011, che consente, in determinate occasioni e a certe aziende, di impostare le relazioni con i sindacati in deroga alla contrattazione nazionale. Buona parte dei democratici ha manifestato la propria contrarietà all’operazione. Esponenti di primo piano come la Bindi, Ceccanti, Follini, Boccia o Letta l’hanno definita un grave errore. Del medesimo avviso il senatore Tiziano Treu, ex ministro del Lavoro, che spiega a ilSussidiario.net le sue ragioni. «L’iniziativa di Idv e Sel è per noi del tutto inaccettabile. Abbiamo deciso, infatti, di votare la legge, pur ritenendola, in svariati punti, discutibile o migliorabile. Crediamo, inoltre, che, nel tempo, alcuni connotati del provvedimento si renderanno più chiari nei loro effetti, mentre sarà possibile comprenderne pienamente alcune dinamiche. Ma, ripeto, con il tempo. Allora, si capirà in che modo fare ulteriori correzioni». Già adesso, emergono diverse criticità. «Sappiamo, ad esempio, che la legge andrà necessariamente integrata con un massiccio intervento a sostegno dell’occupazione, soprattutto giovanile; attraverso sgravi fiscali per le imprese che facilitino l’entrata o predisponendo servizi in grado di mettere effettivamente in collegamento il mondo dell’istruzione o della formazione con il lavoro. Questo è la strada indicata dal Pd e, contestualmente, condivisa con le parti sociali. Un’azione referendaria di questo genere contraddice completamente l’azione politica sin qui condotta dal nostro partito». E’ pur vero che, all’epoca, l’Idv, quella legge, non la votò. Ne tantomeno Sel, di cui nessuno degli esponenti siede in Parlamento. «Ovviamente - risponde Treu - l’Idv agisce come meglio crede. Sta di fatto che, così facendo, si allontana sempre di più dalla politica del Pd». Il discorso, con Sel, si fa più delicato. Con Nichi Vendola, infatti, è da tempo in corso una trattativa che dovrebbe, prima o poi, sfociare in un accordo di coalizione elettorale. «E in effetti, anche con Sel si pone, per noi, un problema. Ci dovrà essere, quanto meno, un chiarimento». Un discorso analogo va fatto per l’articolo 8. 



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